L’INTRUSA – dal 6 al 10 Ottobre

Venerdì 6 Ottobre Ore 21:30

Sabato 7 Ottobre Ore 20:30 – 22:30

Domenica 8 Ottobre Ore 16:30 – 18:30 – 21:00

Martedì 10 Ottobre Ore 10:00 – 21:30

UN FILM DI Leonardo Di Costanzo. Con Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Martina Abbate, Anna Patierno, Marcello Fonte. GENERE Drammatico DURATA 95 min. – Italia, Francia, Svizzera 2017. – Cinema

Il centro ricreativo di Napoli “la Masseria” è un’oasi di felicità in mezzo al degrado e alle logiche mafiose della città. Le mamme del quartiere ci portano i bambini per sottrarli alle disfunzioni familiari e immergerli nella creatività del gioco. In questa cornice di serenità fanciullesca cerca rifugio e ospitalità per sé e i suoi due bambini Maria, giovanissima moglie di un killer arrestato per l’omicidio di un innocente. L’intrusa crea scompiglio tra gli altri genitori che la considerano il male incarnato. La scelta di Giovanna, la fondatrice del centro, è la più difficile. Chi ha bisogno di più aiuto?

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà

Rolling Stones Olè Olè Olè, film di Paul Dugdale

rolling stones olè olè olè pontedera cineclub agorà

Un documentario che segue il tour dei Rolling Stones nei primi mesi del 2016 attraverso dieci città latinoamericane concluso con un concerto all’aperto all’Avana, dove la band si è esibita per la prima volta. Un road movie che celebra il potere rivoluzionario del rock: in modo divertente e indagatore, il film racconta il tour, la cultura locale e il legame unico che esiste tra i popoli dell’America Latina e i Rolling Stones. Il film combina le vibranti riprese dal vivo con altre più intime che ci portano nel mondo dei Rolling Stones. Un ritratto di una band ancora sulla vetta del successo, che ha visto tutto ma che è ancora affamata e desiderosa di esplorare nuovi orizzonti.

Ci sono molti sottogeneri nel mondo del documentario. Uno è particolarmente popolare negli ultimi anni, in epoca di crisi di vendite musicali e necessità di diversificare gli introiti: sono i dietro le quinte dei tour delle band più famose. The Rolling Stones Olé Olé Olé!: A Trip Across Latin America di Paul Dugdale, che ottiene il record di titolo più lungo e con la maggior diversificazione nei caratteri, è uno di questi. Prodotto ufficiale, ci immerge realmente dietro le quinte: bussiamo alla suite di un albergo di Buenos Aires e ci viene ad aprire Keith Richards, che pensava fosse il servizio in camera; vediamo il pubblico dalla finestra di una rockstar, non il contrario. Quello che lo rende diverso da altri, oltre al carisma iconico dei protagonisti, è l’attesa per quella che dovrebbe essere la decima e ultima tappa del loro tour sudamericano, davvero storica: L’Avana, Cuba.Siamo nei primi mesi del 2016 in un viaggio antropologico alla scoperta di qualcosa in più sulle città in cui gli Stones si esibiscono: niente di particolare, curiosità in pillole à la Lonely Planet e qualche curioso incontro di cultura locale. Scopriamo per esempio il fenomeno dei Rolingas, vera cultura underground ispirata alla band, sviluppatasi in Argentina fin da quando, negli anni 60, la loro musica era vietata dalla dittatura. Ovviamente c’è anche molta musica in concerto firmata The Rolling Stones, alternata a momenti più intimi dei quattro moschettieri. Di Mick e Keith si sa tutto, per cui i momenti più piacevoli, a parte qualsiasi cosa dica, faccia e rida Richards – di cui scopriamo un non sempre infallibile rituale con un bastone antipioggia -, sono quelli in cui vediamo Ronnie Wood portarsi dietro il figlio Ty raccontando l’adrenalina intatta del contatto col pubblico, e soprattutto un momento con il taciturno batterista Charlie Watts. “Il mondo dello spettacolo non mi è mai piaciuto, è quasi tutto una stronzata. Quando Barack Obama annuncia con la sua consueta ironia che i Rolling Stones suoneranno a Cuba, “e noi avremo qualche incontro”, ci viene in mente la sua battuta sul fatto che esiste un solo boss, il Boss. La prepotente forza della musica che diventa politica di dialogo, per un gruppo con una carriera di cinquant’anni alle spalle, ma ancora un traguardo da raggiungere. Una spianata brulla de L’Havana, accanto a uno stadio in pessime condizioni, un pubblico che da lontano sembra uguale a tutti gli altri, anche se non se ne vede la fine. Poi Mick Jagger prende il microfono e in spagnolo urla “qualche anno fa non era possibile ascoltare la nostra musica, le cose stanno cambiando, siete pronti?”; sentendo il boato irrefrenabile e gioioso di risposta del pubblico cubano è difficile non commuoversi, non ricordarsi che quella gente per decenni ha vissuto in un regime isolato dal mondo. Non tanto i giovani, cresciuti quando un ponte verso il mondo era già in costruzione, quanto gli anziani, convinti che non avrebbero mai vissuto un evento così semplice, ma potente, come un concerto a casa loro di una delle più grandi rock band della storia. Vedere la linguaccia iconica trasformata con i colori della bandiera cubana è una sintesi perfetta di come il muro per isolare l’isola dalla “corruzione” occidentale sia definitivamente crollato.Perché il boss è il Boss, ma anche gli Stones non scherzano.

ComingSoon.it

Gli Orari:

Venerdì 9 Giugno Ore 21:30

Sabato  10 Giugno Ore 20:30 – 22:30

Domenica 11 Giugno Ore 16:30 – 18:30 – 20:30 – 22:30

 

 

Il Trailer:

 

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà

Clicca qui per vedere la programmazione di maggio-giugno

Nessuno mi troverà, un film di Egidio Eronico

nessuno mi troverà ettore majorana film documentario italia che non si vede mistero

Ettore Majorana, geniale fisico teorico siciliano e docente presso l’Istituto di Fisica dell’Università di Napoli, a soli trentuno anni scompare in circostanze misteriose il 26 marzo 1938. Qualcuno dichiara di averlo visto per l’ultima volta a bordo della nave che da Palermo fa rotta verso Napoli. E subito ha inizio la ridda delle ipotesi, delle congetture. Suicida? Rapito da potenze straniere? Fuggito dall’Italia? Ritiratosi in un convento?… Nell’affaire Majorana sembrano implicati scienziati atomici, servizi segreti, uomini politici, militari. E il mistero s’infittisce, facendo emergere interrogativi e contraddizioni che spingono ad indagare tra le pieghe più nascoste la vita e la personalità del giovane fisico. Cosa è stato di Majorana? Come può uno scienziato considerato da Enrico Fermi dello stesso calibro di Galileo e Newton sparire nel nulla? Quale, ieri come oggi, la vera posta in gioco?

Storia incompiuta di Ettore Majorana, fisico italiano, tra i maggiori del Novecento. L’infanzia, la prepotente inclinazione matematica, il trasferimento a Roma e gli studi di ingegneria, il passaggio alla facoltà di Fisica e l’esperienza con i “ragazzi di via Panisperna” di Enrico Fermi, il soggiorno accademico a Lipsia, il rientro in Italia e l’isolamento volontario, la cattedra all’università di Napoli e la scomparsa, avvenuta in circostanze mai chiarite.Un lavoro encomiabile quello di Egidio Eronico. Che si tuffa nell’affaire Majorana e ce lo racconta di nuovo tutto, dal suo inizio a una fine che non c’è stata. Si documenta, scartabella gli archivi, interpella i congiunti (i nipoti Ettore Majorana jr. e Wolfgang Fabio Schultze), la comunità scientifica (Francesco Guerra, Nadia Robotti, Etienne Klein) e umanistica (Jordi Bonells, Roberto Finzi, Massimo Onofri), costruisce un dossier fitto di informazioni e le mette al servizio dello spettatore in una forma accattivante. Merito di una regia che mescola immagini originali e di repertorio a disegni e illustrazioni di Leomacs – Massimiliano Lenardo – animati dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Non volendo così rinunciare alla dimensione fantastica di un uomo che ha spiegato il Tutto ed è finito nel Nulla, con la provocazione di negare agli altri la verità che egli ha sempre cercato nelle cose. Eronico subisce il fascino del Grande Inquisitore, come Majorana veniva chiamato dal gruppo romano, di questo volto magro e scuro dai tratti squisitamente meridionali. Si ferma con misura romanzesca sul rapporto di ammirazione sospetta tra il fisico siciliano, umorale, culturalmente eccentrico, e il suo mentore Enrico Fermi, mentalità ingegneresca e mai in affanno. Si schiera con Majorana sapendo di aver perso in partenza, e in virtù di questa sconfitta assume, pur con entusiasmo partigiano, quella distanza storiografica che gli permette di ridimensionare il personaggio a misura della persona, assottigliando il mito leopardiano del genio malato come anche smontando quella tradizione di pensiero, nobile ma anacronistica, che da Sciascia in poi vuole un Majorana in esilio per aver intuito gli sviluppi dei suoi studi, cui si lega la futura realizzazione della bomba a fissione nucleare. Le ipotesi, probabilmente, continueranno a girare all’infinito, come elettroni d’un atomo perduto. Nessuno lo troverà. È, con una dimensione etica forse involontaria, il suo modo di averci condannato alla ricerca.

MyMovies.it

Gli Orari:

Mercoledì 7 Giugno Ore 21:30

Giovedì  8 Giugno Ore 21:30

 

Il Trailer:

 

 

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà

Clicca qui per vedere la programmazione di maggio-giugno

Un re allo sbando, un film di Peter Brosens e Jessica Woodworth

un re allo sbando mo mockumentary belgio commedia pasqua cineclub agorà pontedera

Re Nicolas III è una persona sola, che ha la netta sensazione di vivere una vita non sua. Insieme a un regista inglese, Duncan Lloyd, incaricato dal Palazzo di ravvivare l’alquanto ingrigita immagine della monarchia, parte per una visita di Stato a Istanbul. Proprio nel mezzo del soggiorno in Turchia arriva la notizia che la Vallonia, la parte meridionale del Belgio, ha dichiarato l’indipendenza. Il re non si perde d’animo e decide di rientrare immediatamente in patria per salvare il proprio regno…

Che Peter Brosens e Jessica Woodworth fossero capaci di un cinema decisamente eccentrico rispetto ai grandi baricentri della produzione contemporanea, che si parli i prodotti più commerciali o di quelli d’autore destinati ai mercati festivalieri, lo avevamo capito già quando, a Venezia, vedemmo La quinta stagione: a metà tra il fiabesco surrealismo letterario di Shane Jones e la pittura di Pieter Bruegel. Qui non ci sono né il primo né la seconda, ma c’è ancora quello spirito anarchico e irriverente con il quale i due autori raccontano storie strampalate in grado, però, di parlare del mondo e dell’essere umano. Un Re allo sbando, riesce infatti a raccontare una storia dove – a partire da uno spunto nemmeno troppo fanta-politico, quello di una Vallonia che si dichiara indipendente dal Belgio fiammingo – un sovrano deve letteralmente scappare da una capitale straniera che non vorrebbe lasciarlo andare (motivi d’immagine e diplomatici) e affrontare una comica e assurda fuga attraverso i Balcani; una storia che, appunto, parla del nostro mondo, di un’Europa che ha perso il senso di sé stessa ed è lacerata dalle spinte nazionaliste, e di un uomo, un Re stanco e spento, disattivato dalle formalità del protocollo, che ritrova sé stesso e la sua libertà personale. Nati documentaristi, Brosens e Woodworth scelgono per questo film di finzione la strada del mockumentary (tutto è raccontato attraverso l’occhio della videocamera del regista inglese che la Regina aveva assunto per un documentario istituzionale sul Re, Nicolas III) e della commedia strampalata, spolverando il tutto con un grottesco vagamente demenziale, trovando così una curiosa ma giusta distanza per divertire (prima di tutto, ma senza negarsi un pizzico di amarezza a fin di bene) e raccontare scena e retroscena dei suoi personaggi: oltre al Re – un bravissimo Peter Van den Begin, maschera tutt’altro che monocorde – ci sono il suo ligio addetto al protocollo, una giovane e agguerrita addetta stampa, un valletto personale e ovviamente il regista del documentario. Tutti, alle prese con l’imprevedibile e con una fuga che li riporterà a contatto diretto con il vero cuore dell’Europa e del suo popolo (e anche del loro, di cuore), perderanno progressivamente maschere e abiti, avvicinandosi in maniera quasi pericolosa a un disvelamento completo di sé, per poi (sapere di dover) re-indossare tutto ma con nuova consapevolezza. Più di tutti, ovviamente il Re. L’unico, non a caso, a metterli letteralmente nudo per fare il bagno nel mezzo del Mediterraneo che stanno tentando di attraversare in maniera improvvisata e rocambolesca. Perché è il protagonista del film, certo. Perché è lui il personaggio cui era destinato il più evidente e necessario arco di trasformazione. Perché era lui a dover riprendere in mano il controllo della sua vita: delle sue parole, come raccontato dal ricorrente e costante tentativo di scrivere un discorso che riunisca nuovamente il suo Stato e il suo popolo. Ma anche perché, semplicemente, è il Re. L’uomo simbolo di un’istituzione considerata sorpassata e antimoderna, l’uomo che, proverbialmente, è solo al comando (ma privo oramai di potere e ruolo) e la cui solitudine esistenziale è stata esplorata così spesso da cinema e letteratura. Si è perso il Re, viva il Re.

 Mauro Donzelli, Comingsoon.it

Gli orari:

venerdì 14 aprile ore 21:30

sabato 15 aprile ore 20:30 – 22:30

domenica 16 aprile ore 16:30 – 18:30 – 20:30 – 22:30

lunedì 17 aprile ore 18:30 – 20:30

martedì 18 marzo ore 10:00 (cinemamme)

martedì 18 marzo ore 21:30

Il trailer:

 

 

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà
Clicca qui per vedere la nostra programmazione attuale