Rolling Stones Olè Olè Olè, film di Paul Dugdale

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Un documentario che segue il tour dei Rolling Stones nei primi mesi del 2016 attraverso dieci città latinoamericane concluso con un concerto all’aperto all’Avana, dove la band si è esibita per la prima volta. Un road movie che celebra il potere rivoluzionario del rock: in modo divertente e indagatore, il film racconta il tour, la cultura locale e il legame unico che esiste tra i popoli dell’America Latina e i Rolling Stones. Il film combina le vibranti riprese dal vivo con altre più intime che ci portano nel mondo dei Rolling Stones. Un ritratto di una band ancora sulla vetta del successo, che ha visto tutto ma che è ancora affamata e desiderosa di esplorare nuovi orizzonti.

Ci sono molti sottogeneri nel mondo del documentario. Uno è particolarmente popolare negli ultimi anni, in epoca di crisi di vendite musicali e necessità di diversificare gli introiti: sono i dietro le quinte dei tour delle band più famose. The Rolling Stones Olé Olé Olé!: A Trip Across Latin America di Paul Dugdale, che ottiene il record di titolo più lungo e con la maggior diversificazione nei caratteri, è uno di questi. Prodotto ufficiale, ci immerge realmente dietro le quinte: bussiamo alla suite di un albergo di Buenos Aires e ci viene ad aprire Keith Richards, che pensava fosse il servizio in camera; vediamo il pubblico dalla finestra di una rockstar, non il contrario. Quello che lo rende diverso da altri, oltre al carisma iconico dei protagonisti, è l’attesa per quella che dovrebbe essere la decima e ultima tappa del loro tour sudamericano, davvero storica: L’Avana, Cuba.Siamo nei primi mesi del 2016 in un viaggio antropologico alla scoperta di qualcosa in più sulle città in cui gli Stones si esibiscono: niente di particolare, curiosità in pillole à la Lonely Planet e qualche curioso incontro di cultura locale. Scopriamo per esempio il fenomeno dei Rolingas, vera cultura underground ispirata alla band, sviluppatasi in Argentina fin da quando, negli anni 60, la loro musica era vietata dalla dittatura. Ovviamente c’è anche molta musica in concerto firmata The Rolling Stones, alternata a momenti più intimi dei quattro moschettieri. Di Mick e Keith si sa tutto, per cui i momenti più piacevoli, a parte qualsiasi cosa dica, faccia e rida Richards – di cui scopriamo un non sempre infallibile rituale con un bastone antipioggia -, sono quelli in cui vediamo Ronnie Wood portarsi dietro il figlio Ty raccontando l’adrenalina intatta del contatto col pubblico, e soprattutto un momento con il taciturno batterista Charlie Watts. “Il mondo dello spettacolo non mi è mai piaciuto, è quasi tutto una stronzata. Quando Barack Obama annuncia con la sua consueta ironia che i Rolling Stones suoneranno a Cuba, “e noi avremo qualche incontro”, ci viene in mente la sua battuta sul fatto che esiste un solo boss, il Boss. La prepotente forza della musica che diventa politica di dialogo, per un gruppo con una carriera di cinquant’anni alle spalle, ma ancora un traguardo da raggiungere. Una spianata brulla de L’Havana, accanto a uno stadio in pessime condizioni, un pubblico che da lontano sembra uguale a tutti gli altri, anche se non se ne vede la fine. Poi Mick Jagger prende il microfono e in spagnolo urla “qualche anno fa non era possibile ascoltare la nostra musica, le cose stanno cambiando, siete pronti?”; sentendo il boato irrefrenabile e gioioso di risposta del pubblico cubano è difficile non commuoversi, non ricordarsi che quella gente per decenni ha vissuto in un regime isolato dal mondo. Non tanto i giovani, cresciuti quando un ponte verso il mondo era già in costruzione, quanto gli anziani, convinti che non avrebbero mai vissuto un evento così semplice, ma potente, come un concerto a casa loro di una delle più grandi rock band della storia. Vedere la linguaccia iconica trasformata con i colori della bandiera cubana è una sintesi perfetta di come il muro per isolare l’isola dalla “corruzione” occidentale sia definitivamente crollato.Perché il boss è il Boss, ma anche gli Stones non scherzano.

ComingSoon.it

Gli Orari:

Venerdì 9 Giugno Ore 21:30

Sabato  10 Giugno Ore 20:30 – 22:30

Domenica 11 Giugno Ore 16:30 – 18:30 – 20:30 – 22:30

 

 

Il Trailer:

 

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Nessuno mi troverà, un film di Egidio Eronico

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Ettore Majorana, geniale fisico teorico siciliano e docente presso l’Istituto di Fisica dell’Università di Napoli, a soli trentuno anni scompare in circostanze misteriose il 26 marzo 1938. Qualcuno dichiara di averlo visto per l’ultima volta a bordo della nave che da Palermo fa rotta verso Napoli. E subito ha inizio la ridda delle ipotesi, delle congetture. Suicida? Rapito da potenze straniere? Fuggito dall’Italia? Ritiratosi in un convento?… Nell’affaire Majorana sembrano implicati scienziati atomici, servizi segreti, uomini politici, militari. E il mistero s’infittisce, facendo emergere interrogativi e contraddizioni che spingono ad indagare tra le pieghe più nascoste la vita e la personalità del giovane fisico. Cosa è stato di Majorana? Come può uno scienziato considerato da Enrico Fermi dello stesso calibro di Galileo e Newton sparire nel nulla? Quale, ieri come oggi, la vera posta in gioco?

Storia incompiuta di Ettore Majorana, fisico italiano, tra i maggiori del Novecento. L’infanzia, la prepotente inclinazione matematica, il trasferimento a Roma e gli studi di ingegneria, il passaggio alla facoltà di Fisica e l’esperienza con i “ragazzi di via Panisperna” di Enrico Fermi, il soggiorno accademico a Lipsia, il rientro in Italia e l’isolamento volontario, la cattedra all’università di Napoli e la scomparsa, avvenuta in circostanze mai chiarite.Un lavoro encomiabile quello di Egidio Eronico. Che si tuffa nell’affaire Majorana e ce lo racconta di nuovo tutto, dal suo inizio a una fine che non c’è stata. Si documenta, scartabella gli archivi, interpella i congiunti (i nipoti Ettore Majorana jr. e Wolfgang Fabio Schultze), la comunità scientifica (Francesco Guerra, Nadia Robotti, Etienne Klein) e umanistica (Jordi Bonells, Roberto Finzi, Massimo Onofri), costruisce un dossier fitto di informazioni e le mette al servizio dello spettatore in una forma accattivante. Merito di una regia che mescola immagini originali e di repertorio a disegni e illustrazioni di Leomacs – Massimiliano Lenardo – animati dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Non volendo così rinunciare alla dimensione fantastica di un uomo che ha spiegato il Tutto ed è finito nel Nulla, con la provocazione di negare agli altri la verità che egli ha sempre cercato nelle cose. Eronico subisce il fascino del Grande Inquisitore, come Majorana veniva chiamato dal gruppo romano, di questo volto magro e scuro dai tratti squisitamente meridionali. Si ferma con misura romanzesca sul rapporto di ammirazione sospetta tra il fisico siciliano, umorale, culturalmente eccentrico, e il suo mentore Enrico Fermi, mentalità ingegneresca e mai in affanno. Si schiera con Majorana sapendo di aver perso in partenza, e in virtù di questa sconfitta assume, pur con entusiasmo partigiano, quella distanza storiografica che gli permette di ridimensionare il personaggio a misura della persona, assottigliando il mito leopardiano del genio malato come anche smontando quella tradizione di pensiero, nobile ma anacronistica, che da Sciascia in poi vuole un Majorana in esilio per aver intuito gli sviluppi dei suoi studi, cui si lega la futura realizzazione della bomba a fissione nucleare. Le ipotesi, probabilmente, continueranno a girare all’infinito, come elettroni d’un atomo perduto. Nessuno lo troverà. È, con una dimensione etica forse involontaria, il suo modo di averci condannato alla ricerca.

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Gli Orari:

Mercoledì 7 Giugno Ore 21:30

Giovedì  8 Giugno Ore 21:30

 

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Personal shopper, un film di Olivier Assayas

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Maureen è una giovane donna americana che vive a Parigi e lavora come personal shopper. Ha l’incarico di scegliere i vestiti ideali, con un budget stratosferico a disposizione, per una star esigente di nome Kyra. Maureen ha anche il dono di comunicare con gli spiriti. Cerca un contatto con l’aldilà per poter salutare definitivamente il fratello gemello Lewis, recentemente scomparso e per riappacificarsi con la sua perdita. Inizierà a ricevere ambigui messaggi inviati da un mittente sconosciuto. Entrerà in contatto con una presenza spettrale ma non è sicura che si tratti di Lewis.

In Sils Maria, Kristen Stewart era l’assistente personale di una famosa attrice, e tutto il film era giocato sul rispecchiamento indentitario della protagonista Juliette Binoche: che comprendeva anche la stessa Stewart. Ora, in Personal Shopper, è l’americana a essere protagonista, giovane al servizio di una bizzosa diva che non incontra quasi mai, tutta impegnata a passare da un atelier d’alta moda all’altro per raccattare abiti e accessori destinati a questa misteriosa Kira. E, nel mentre, Maureen (che è anche una medium) cerca di stabilire un contatto col gemello morto da poco per una malformazione cardiaca che ha anche lei. Sospesa quindi tra le appendici del corpo e quello che al corpo sottende, all’anima o come la si voglia chiamare, Maureen è comunque un personaggio sempre alla ricerca di qualcosa, e sempre confinata nel limbo dell’incertezza: quella presenza che sente dentro casa, è Lewis, suo fratello, o no? E che fare: cedere o no alla tentazione di provare quegli abiti meravigliosi che sfiora e valuta per conto terzi? Se si indossano i panni di un’altra, o se si fa la stand in per suo conto su un set fotografico, chi si è? Sei tu o sono io? Sei tu o sono io? È questa la domanda, questo il cuore e il finale del film di Olivier Assayas, che gioca col genere puro, con l’horror e il thriller, alternando fantasmi e omicidi per costruire l’ennesima storia fatta di riflessi, specchi e ombre che sono quelle che abbiamo nella testa. Che Maureen ha in testa. Fin dalle prime inquadrature del film, nella penombra gotica di una villa, il personaggio della Stewart è alla ricerca di qualcosa, e si rispecchia, si duplica senza nemmeno accorgersene nei vetri di una finestra; così come non si guarderà mai davvero allo specchio, con addosso gli abiti di lusso di Kira, ma guarderà solo un’ipotesi di sé. “Non sono io, non mi sento a mio agio così”, scriverà su una misteriosa chat sul telefonino, forse con uno spirito, forse con un killer. Si muove in un mondo di fantasmi la Stewart, parla con loro anche quando i fantasmi sono ancora vivi, e sono tali per via della loro distrazione o della loro immanenza elettronica, dentro una chat di Skype o in una sull’iPhone. Non riesce ad afferrare o a raggiungere mai niente e nessuno, nemmeno sé stessa. Perché, in fondo, è dominata dalla paura di cercare di essere chi vorrebbe veramente, anche (o forse perché) la paura è anche desiderio. Assayas, liquido e scorrevole come non mai con la sua macchina da presa, se ne infischia della logica e della metafisica della trama, in Personal Shopper, lasciando questioni sospese e ambiguità latenti riguardo le scene chiave del suo film. O forse no, non se infischia affatto: perché la logica interna del film è proprio quella lì, quella di una confusione identitaria, del tentativo di ricostruzione che mette in atto Maureen e che coinvolge anche noi spettatori.

Comingsoon.it

Gli Orari:

Giovedi 1 Giugno Ore 21:30

Venerdì 2 Giugno Ore 20:30 – 22:30

Sabato  3 Giugno Ore 20:30 – 22:30

Domenica 4 Giugno Ore 16:30 – 18:30 – 20:30 – 22:30

Martedì 6 Giugno Ore 10:00 – Cinemamme

Martedì 6 Giugno Ore 21:30

 

Il Trailer:

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La Tenerezza, un film di Gianni Amelio

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Lorenzo è un anziano avvocato appena sopravvissuto ad un infarto. Vive da solo a Napoli in una bella casa del centro, da quando la moglie è morta e i due figli adulti, Elena e Saverio, si sono allontanati. O è stato lui ad allontanarli? Al suo rientro dall’ospedale, Lorenzo trova sulle scale davanti alla propria porta Michela, una giovane donna solare e sorridente che si è chiusa fuori casa, cui l’avvocato dà il modo di rientrare dal cortile sul retro che i due appartamenti condividono. Quella condivisione degli spazi è destinata a non finire: Michela e la sua famiglia – il marito Fabio, ingegnere del Nord Italia, e i figli Bianca e Davide – entreranno nella vita dell’avvocato con una velocità e una pervasività che sorprenderanno lui stesso. Ma un evento ancor più inaspettato rivoluzionerà quella nuova armonia, creando forse la possibilità per recuperarne una più antica.

Che tenerezza   La tenerezza, e che struggimento che vien fuori vedendolo, non uno struggimento da Sturm und drang (letteralmente “tempesta e assalto”), ma una tumultuosa dolcezza intrisa di malinconia e permeata di una sincerità disarmante. La sincerità di Gianni Amelio, innanzitutto, che sceglie un protagonista suo coetaneo in cui far traboccare stille del suo io più irrequieto e insofferente dinanzi al passare del tempo e che racconta la bellezza di noi uomini ma anche la nostra sgradevolezza, la nostra insofferenza, la nostra incapacità di amare fino in fondo e, sopra ogni cosa, il coraggio che dimostriamo nell’ammetterlo. E la bellezza dei personaggi non proprio inventati dal regista (che ha preso spunto da un romanzo) ma da lui riplasmati è proprio questa dolorosa autoconsapevolezza: la capacità di riconoscere, in conversazioni grondanti verità o in dialoghi più brevi – e con una franchezza disarmante – di non essere all’altezza del proprio ruolo sociale e delle altrui aspettative. Succede così che un anziano avvocato con il volto di Renato Carpentieri ammetta di non aver amato la donna che ha sposato e che un timido uomo venuto dal nord impersonato da Elio Germano dichiari di non aver nulla da dire ai suoi bambini, vergognandosi un po’. Ma forse non si tratta esattamente e solamente di vergogna. La cosa bella è che questa pulsione a volte mortificante e a volte accettata di buon grado Amelio la lascia venir fuori inaspettatamente e d’improvviso, sorprendendo per esempio chi credeva che il suo film fosse destinato a prendere soltanto la direzione della poesia o dell’istantanea di una tranche de vie. Certo, ognuno dei suoi protagonisti in qualche modo cerca la gentilezza o magari la dispensa, ma per poterla invocare il regista ha bisogno di sfiorare la violenza immotivata, facendo sì che la sua storia, da iniziale ritratto di una quotidianità, si faccia viaggio inquieto, continuo peregrinare fra le strade di una Napoli piena di aule, scale, cucine, piazze e camere d’ospedale che rappresenta benissimo uno stato d’animo diffuso e squisitamente contemporaneo: l’ansia di chi sa che sta franando e non capisce bene a cosa aggrapparsi, o il malessere di chi a un certo punto comincia a sentirsi solo in mezzo agli altri e allora impazzisce. E’ un film di andirivieni il nuovo lavoro del regista de Lamerica, a cui però interessa soprattutto sottolineare il momento del ritorno, perché la felicità per lui è una casa in cui riandare, magari cambiati, ma incuranti della velocità supersonica di un presente che rischia di farci annaspare e di un futuro che magari non si vuole esplorare. In questa dimora metaforica, la famiglia – tante volte esplorata da Gianni Amelio – minaccia di dissolversi. Oppure può ritrovarsi e ricrearsi dal nulla, perché famiglia non è solo il nucleo in cui si nasce e di genitori, fratelli e figli se ne incontrano molti nell’arco dell’esistenza. Ci sono tante giovani donne come la Michela di Micaela Ramazzotti, insomma, a cui fare da padri, così come infinite possibilità di inventarsi un gesto che possa cerare empatia. Bene illuminato dalla fotografia di Luca Bigazzi, La tenerezza si nutre anche degli sguardi e del “gioco” di attori che si sono lasciati andare a una direzione pacata e non competitiva e che hanno avvicinato con pietas i personaggi che hanno avuto in dono: in particolare Germano, alle prese con un ruolo di difficilissima interpretazione e Carpentieri, immenso nella graduale transizione del suo Lorenzo dalla ruvidezza all’abbandono. Da buon alter-ego di Amelio, e di chiunque senta di assomigliargli, quest’ultimo occupa orgogliosamente quasi ogni scena, alla faccia di chi davanti alla macchina da presa si ostina a mettere i soliti volti giovani e noti ai più, volti spesso acerbi che non hanno una storia scritta nelle rughe.

Comingsoon.it

Gli Orari:

Venerdì 26 Maggio Ore 21:30

Sabato 27 Maggio Ore 20:30 – 22:30

Domenica 28 Maggio Ore 16:30 – 18:30 – 20:30 – 22:30

Martedì 30 Maggio Ore 10:00 – Cinemamme

Martedì 30 Maggio Ore 21:30

 

Il Trailer: 

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