VERTIGO – LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE , DAL 28 NOVEMBRE AL 6 DICEMBRE

VERTIGO – LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE

Giovedì 28 novembre ore 10:00 – 21:30
Sabato 30 novembre ore 15:30 – 18:00
Giovedì 5 dicembre ore 10:00 – 21:30

Versione restaurata originale sottotitolata – Ingresso unico 4€

GENERE: Giallo
ANNO: 1958
REGIA: Alfred Hitchcock
ATTORI: Kim Novak, James Stewart, Tom Helmore, Henry Jones, Barbara Bel Geddes, Lee Patrick
PAESE: USA
DURATA: 128 Min

TRAMA: Sofferente di vertigini dopo un incidente in servizio, John “Scottie” Ferguson lascia la polizia e accetta di lavorare per un vecchio compagno di scuola che gli chiede di sorvegliare la moglie Madeleine che in ricorrenti stati di incoscienza sembra posseduta dallo spirito di Carlotta Valdes, sua bisnonna morta suicida un secolo prima. Ferguson resta affascinato dall’infelice donna e quando è costretto a intervenire per salvarla da un tentativo di suicidio in mare tra i due ha inizio una storia d’amore. Ma una tragedia sta per sconvolgere le vite di entrambi.

 “CAPOLAVORO ASSOLUTO E UNANIMEMENTE RICONOSCIUTO DEL CINEMA DI ALFRED HITCHOCK, SI AVVALE DI UNA PERFORMANCE PERFETTA DEI PROTAGONISTI”

CRITICA
“Il miglior film di tutti i tempi” per la rivista Sight and Sound che, per conto del British Film Institute, nel 2012 tolse il primato a ‘Quarto Potere’ di Orson Welles, detenuto sin dal 1962. Il capolavoro del maestro del brivido (liberamente tratto dal romanzo ‘D’entre les morts’ – 1954 – degli scrittori francesi Pierre Louis Boileau e Thomas Narcejac), a differenza delle altre opere di Hitchcock, rappresenta la descrizione coinvolgente di una ossessione d’amore che diventa patologia psichiatrica. (…) In ‘Vertigo’, il maestro sceglie uno dei suoi attori prediletti, James Stewart, per il ruolo di Scottie Ferguson, protagonista di questo thriller psicologico in cui il regista tocca i temi a lui più cari: la paura dell’altezza, un trauma insanabile e l’ambiguità morale dei personaggi principali. Protagonista femminile è Kim Novak che, nel ruolo di Judy Barton, incarna l’archetipo hitchcockiano della bionda inafferrabile, in un film all’avanguardia per il suo tempo anche per le innovazioni della fotografia. Hitchcock gioca, infatti, con l’effetto vertigine utilizzando zoom simultanei in direzioni diverse creando, così, immagini visionarie, grazie anche alla maestria del grande disegnatore Saul Bass. (…) Il film, basato sul romanzo di Boileau e Narcejac, fu scritto con l’intento di piacere al regista al punto da invogliarlo a comprarne i diritti: il libro venne sottoposto a un primo trattamento da Alec Coppel, ma la sceneggiatura fu bocciata da Hitchcock. Una seconda stesura, la definitiva, venne elaborata da Samuel Taylor, incontrando l’approvazione del regista e Taylor si mise al lavoro senza conoscere il romanzo e senza aver letto il primo trattamento, basandosi solo sul racconto della trama, espostogli proprio da Hitchcock. Se l’azione del romanzo si svolgeva nella Francia degli anni Quaranta, il film è ambientato nella California del decennio successivo, ma la modifica più importante fatta da Hitchcock alla trama è la rivelazione anticipata (a un terzo dalla fine della storia) dell’effettiva identità tra Madeleine e Judy. Questa rivelazione consente al regista di spostare l’attenzione dello spettatore verso il tema del ‘doppio’, uno dei temi ricorrenti della filmografia di Hitchcock. «Intorno a me tutti erano contrari a questo cambiamento», confessò Hitchcock a Truffaut nella celebre intervista poi trasformata in un libro. Ma grazie alla perfetta cognizione che il regista aveva della differenza tra l’uso della sorpresa e la funzione della suspense, la scelta risultò vincente. La performance dei protagonisti è perfetta (anche se Hitchcock non sopportava Kim Novak e non perdeva occasione per parlare male di lei): la coppia rende il film ricco di quell’erotismo, spesso sotteso in altre pellicole del regista, ma qui giocato con grande maestria.”

Dina D’Isa, ‘Il Tempo’, 22 ottobre 2013

CURIOSITÀ

  1. Inizialmente, Hitchcock avrebbe voluto portare sul grande schermo un romanzo giallo scritto da una coppia di autori francesi, Pierre Boileau e Thomas Narcejac: Celle qui n’était plus. Il libro, tuttavia, fu trasposto al cinema nel 1955 dal regista francese Henri-Georges Clouzot con uno dei suoi capolavori, I diabolici. In compenso, Boileau e Narcejac decisero di scrivere un altro romanzo apposta per Hitchcock, D’entre les morts, e da questo libro fu poi tratto La donna che visse due volte, in cui l’ambientazione fu però spostata da Parigi a San Francisco.
  2. Kim Novak, per la quale questo film rappresentò l’apice della carriera, non era la prima scelta per il ruolo di Madeleine: Hitchcock, infatti, voleva scritturare Vera Miles (che aveva già recitato per Sir Alfred nel film Il ladro), la quale tuttavia rimase incinta poco prima dell’inizio delle riprese e dovette rinunciare alla parte. Vera Miles sarebbe tornata a collaborare con Hitchcock due anni più tardi, interpretando Lila Crane in Psycho. In alcune interviste successive, lo stesso Hitchcock avrebbe espresso alcune perplessità sulla scelta di Kim Novak e di James Stewart come protagonisti del film, ritenendoli addirittura poco adatti ai rispettivi ruoli, nonostante entrambi abbiano contribuito a rendere La donna che visse due volte un capolavoro assoluto.
  3. La leggendaria costumista Edith Head, una delle più grandi artiste della Hollywood classica, disegnò gli abiti del personaggio di Madeleine con l’obiettivo di conferirle un’apparenza misteriosa e sottilmente inquietante: ad esempio, il celebre completo grigio indossato dalla donna fu scelto apposta per il suo colore spento, in netto contrasto con la capigliatura biondissima di Kim Novak e con i colori più accesi che avrebbe indossato l’attrice nelle scene successive del film.
  4. La missione spagnola di San Juan Batista, che si trova ancora oggi nei pressi di San Francisco, è lo scenario di due fra le sequenze più famose del film; tuttavia, a differenza di ciò che vediamo sullo schermo, la missione non ha affatto un campanile. Il campanile da cui si lancia Madeleine fu aggiunto infatti all’immagine di San Juan Batista grazie a degli effetti speciali.
  5. Nel film, il senso di vertigine che assale il personaggio di Ferguson è espresso attraverso un’eccezionale trovata registica: il famosissimo zoom in avanti e all’indietro. Questa tecnica fu ideata per il film dal cameraman di seconda unità Irmin Roberts (non accreditato ufficialmente); lo zoom in verticale nella scalinata del campanile di San Juan Batista, in uno dei momenti clou del film, richiese un costo da record di 19.000 dollari per appena due secondi di pellicola. Hitchcock avrebbe voluto utilizzare lo stesso espediente già diciotto anni prima per il film Rebecca, ma le tecniche in uso all’epoca non glielo consentirono.

“La Stampa – Film.it”

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