Proiezioni in vetta

Siamo lieti di presentare Proiezioni in vetta la rassegna cinematografica curata dal Cineclub Agorà e dal CAI di Pontedera.

Di seguito vi presentiamo i film in programma e le relative date.

Programmazione 01 febbraio – 30 marzoGIOVEDÌ 23 FEBBRAIO ORE 21:30

LA PELLE DELL’ORSO

UN FILM di Marco Segato.
CON Marco Paolini, Leonardo Mason, Lucia Mascino, Paolo Pierobon, Maria Paiato, Mirko Artuso
GENERE Drammatico DURATA 92 Min. Italia 2016.  Parthénos

TRAMA: Ambientato negli anni Cinquanta, il racconto segue la storia di Domenico e di suo padre Pietro che, per sbarcare il lunario, accetta una pericolosa scommessa con il suo datore di lavoro: uccidere l’orso che minaccia il piccolo paese nelle Dolomiti dove abitano. I due partono, e un chilometro dopo l’altro la distanza che li separa, a livello umano più che geografico, si fa sempre più sottile.

 

everest Programmazione 01 febbraio – 30 marzo cai pontedera proiezioni in vetta

GIOVEDÌ 23 MARZO ORE 21:30

EVEREST

UN FILM di Baltasar Kormákur.
CON Josh Brolin, Jason Clarke, John Hawkes, Robin Wright, Emily Watson.
GENERE Drammatico, durata 121 min. – USA 2015. – Universal Pictures

TRAMA: Ispirato da una serie di incredibili eventi accaduti durante una pericolosa spedizione volta a raggiungere la vetta della montagna più alta del mondo, EVEREST documenta le avversità del viaggio di due diverse spedizioni sfidate oltre i loro limiti da una delle più feroci tempeste di neve mai affrontate dall’uomo. Il loro coraggio sarà messo a dura prova dal più crudele dei quattro elementi, gli scalatori dovranno fronteggiare ostacoli al limite dell’impossibile come l’ossessione di una vita intera che si trasforma in una lotta mozzafiato per la sopravvivenza.

 

cai pontedera proiezioni in vetta nanga parbat

GIOVEDÌ 27 APRILE ORE 21:30

NANGA PARBAT

UN FILM di Joseph Vilsmaier
CON
Florian Stetter, Andreas Tobias, Karl Markovics, Steffen Schroeder, Jule Ronstedt
GENERE Drammatico, durata 104 min. – Germania 2010

TRAMA: Il film racconta della spedizione tedesca del 1970 al Nanga Parbat, durante la quale i fratelli altoatesini Reinhold e Günther Messner riuscirono a conquistare la vetta salendo per la prima volta dal versante meridionale, lungo l’inviolata parete Rupal, in stile alpino e senza l’ausilio dell’ossigeno.

 

cai pontedera proiezioni in vetta the north face

GIOVEDÌ 18 MAGGIO ORE 21:30

THE NORTH FACE

UN FILM di Philipp Stölzl.
CON 
Benno Fürmann, Johanna Wokalek, Florian Lukas, Simon Schwarz, Georg Friedrich.
GENERE Drammatico, durata 126 min. – Germania, Svizzera, Austria 2008. – Archibald Enterprise

TRAMA: Alpi bernesi, estate del 1936. Toni Kurz e Andreas Hinterstoisser sono fermamente decisi a scalare la parete nord dell’Eiger che è già costata la vita ad altri alpinisti. Se vi riuscissero i due uomini non sarebbero solo osannati come eroi del Terzo Reich ma guadagnerebbero anche una medaglia d’oro. Il 1936 era l’anno delle Olimpiadi berlinesi e il regime nazista decise che avrebbe assegnato una medaglia d’oro olimpica agli scalatori tedeschi che avessero vinto quell’anno la parete nord dell’Eiger. Le loro gesta vengono osservate da un gruppo di giornalisti che comprende anche Luise, l’ex fidanzata di Toni, giunta sul posto con Arau, un suo collega fedele nazionalsocialista

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Sherlock Jr. vs Il Monello, 105 minuti di risate con Buster Keaton e Charlie Chaplin

sherlock jr. vs il monello

 

Sherlock Jr. vs Il Monello, 105 minuti di risate con i maestri della risata Buster Keaton e Charlie Chaplin

Nuovo appuntamento della Rassegna “Il Cinema Ritrovato” in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna.

“ Sherlock Jr.” (1925), meglio noto in Italia con il titolo “La palla n. 13”, una delle opere più importanti di Buster Keaton. Buster è un appassionato lettore di gialli che lavora come proiezionista in un cinema. Un giorno un rivale in amore ruba l’orologio al padre della donna di cui Buster è innamorato, facendo ricadere la colpa su di lui. Buster, tornato nella sua cabina di proiezione, si addormenta e sogna di entrare nel film nei panni di Sherlock Holmes Jr. risolvendo il complicato caso di furto e salvando la protagonista dei banditi. Finché viene svegliato dalla ragazza…

“Il monello” (1921), capolavoro assoluto di Charlie Chaplin. Una giovane donna, abbandonata dal padre del suo bambino, abbandona il piccolo in una lussuosa automobile sperando che una persona ricca e generosa si prenda cura di lui. Ma la vettura viene rubata, e il bambino viene di nuovo abbandonato in un quartiere poverissimo. Lì lo trova il Vagabondo, che decide di tenerlo con sé. Passano gli anni e tutto va per il meglio: qualcosina da mangiare non manca mai e il bambino, divenuto un Monello, “aiuta” nel lavoro il padre adottivo rompendo le finestre a sassate in modo che il Vagabondo possa poi presentarsi, come per caso, a offrire ai proprietari i suoi servigi di vetraio improvvisato. Ma ben presto cominciano i guai…

Sherlock jr: Il film Segna l’inizio di un acceso dibattito, che continua ancora oggi, sul carattere surrealista dei film di Buster Keaton, al quale hanno preso parte registi, filosofi e drammaturghi. Nel 1924, anno di uscita del film, René Clair scrisse che per il “pubblico surrealista” Sherlock jr. rappresentava un modello paragonabile a ciò che per il teatro aveva rappresentato “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello. L’uso che Keaton faceva del sogno e dei raccordi – di cui andò sempre molto fiero – fu definito rivoluzionario da Antonin Artaud e Robert Aron, che nel suo saggio del 1929 intitolato “Films de révolte” sottolineò come il surrealismo di Keaton fosse “superiore” a quello di Man Ray e di Luis Buñuel, poiché Keaton era riuscito a conquistare la libertà espressiva rispettando le regole del cinema narrativo. Lo stesso Buñuel, che dagli inizi del 1930 programmò i film di Keaton al Cineclub español de Madrid, ne ammirava in particolare l’assenza di sentimentalismo, la capacità di trasformare gli oggetti e l’uso del sogno. Negli anni sessanta, quando i suoi film tornarono in sala, il surrealismo di Keaton fu nuovamente oggetto di considerazione critica: se il regista greco Ado Kyrou definì Sherlock jr. “uno dei sogni più belli della storia del cinema”, il regista, critico e drammaturgo surrealista Robert Benayoun spinse ben oltre i parallelismi tra l’opera di Keaton e il surrealismo. In due articoli pubblicati nel 1966 su “Positif”, Benayoun indica alcune questioni estetiche che accomunano Keaton all’opera di René Magritte E Salvador Dalí, ai film di Luis Buñuel e ai quadri e alle sculture di Marcel Duchamp, Giorgio De Chirico E Francis Picabia. Secondo Benayoun, Keaton condivide inconsciamente con questi artisti l’interesse per il ‘meccanico’ e l’imperturbabile equilibrio tra “serietà e comicità”. Ovviamente nelle interviste Keaton si diceva interessato “solo a far ridere”, ma – come osserva Walter Kerr – questo non lo rende un teorico del cinema meno brillante, soprattutto in Sherlock jr. : “nel suo vertiginoso film-dentro-un-film illustra i principi della continuità e del montaggio in maniera più vivida e precisa di quanto siano mai riusciti a fare i teorici del cinema. Ma l’analisi non sta nella testa di Keaton. Sta nel film, è al film che lavorava, e la teoria prendeva forma dal corpo, dalla macchina da presa, dalle dita, da un paio di forbici”.

“Il monello”: Novantatre anni e non sentirli. Il monello, diretto e interpretato nel lontano 1921 da Charlie Chaplin nelle tipiche vesti di Charlot, sembra sfuggire al peso dell’età. E noi non smettiamo di guardarlo. Come tutti i film di Chaplin si tratta di una pellicola fatta di povertà e ricchezza. Poveri sono l’allestimento scenico, la fotografia e l’illuminazione. La vicenda, che pure si fa forte di un’intima consistenza, è tutta incentrata sulla recitazione straordinariamente inventiva di Chaplin. In una parola: semplicità, che rende la pellicola non sempre brillante dal punto di vista figurativo. Eppure Il monello è un grande film. Non risiederà forse anche in questa stessa semplicità, allora, la forza e l’attualità del Monello? Semplicità, almeno in questo caso, non implica banalità, ma icasticità e linearità limpida. E poi il ritmo è coinvolgente (molto più che nella maggior parte dei film di oggi) e le parti della narrazione vivono in notevole equilibrio, conferendo così grande compattezza all’insieme. Personalmente ritengo la scena del “lavoro” particolarmente azzeccata, ma anche il primo movimentato incontro tra Charlot e il pargoletto abbandonato e le numerose scene domestiche non sono da meno; e come dimenticare l’incontro di boxe tra i due bambini – dove il nostro, piccoletto, le dà di santa ragione e l’altro le busca alla grande – anticipatore della scena del ring di Luci della città? -. Infine, nonostante la vicenda si risolva tutto sommato abbastanza felicemente, non manca quel retrogusto amaro che resta tipicamente in bocca al termine dei film di Chaplin. Il monello ha (ri)trovato la mamma ma ha perso papà Charlot (almeno in tali vesti, stracciate ma irresistibili), e noi lo sappiamo.

Gli orari:

Giovedì 12 gennaio ore 16:30 – 21:30

Giovedì 19 gennaio ore 16:30 – 21:30

Il trailer:

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà
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