IL PECCATO – IL FURORE DI MICHELANGELO DAL 6 ALL’11 DICEMBRE

IL PECCATO - IL FURORE DI MICHELANGELO

Venerdì 6 dicembre ore  21:30
Sabato 7 dicembre ore 20.15
Domenica 8 dicembre ore 16:00 – 18:30
Martedì 10 dicembre ore 10.00 – 21.30

GENERE: Biografico, Drammatico, Storico
ANNO: 2019
REGIA: Andrey Konchalovskiy
ATTORI: Alberto Testone, Jakob Diehl, Francesco Gaudiello, Federico Vanni, Glen Blackhall
PAESE: Russia - Italia
DURATA: 134 Min

TRAMA: Quali sono i segreti nascosti dietro a una grandiosa opera d’arte? Ci sono passione, talento, aspirazione, lavorìo frenetico, determinazione, maestosità dell’impatto estetico e storia, ma esistono poi i retroscena tangibili che dimostrano che realizzare una scultura non è un mestiere semplice. Soprattutto se il fautore è un artista come Michelangelo. Lo scultore aretino, già noto e apprezzato più dei suoi colleghi come l’odiato – ma ammirato – Raffaello, Leonardo o l’amico tradito Sansovino, per la realizzazione della volta della Cappella Sistina nel 1506, è chiamato alla corte dei Della Rovere già conteso anche da un’altra famiglia al potere, quella dei Medici a Firenze.

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà

VERTIGO – LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE , DAL 28 NOVEMBRE AL 6 DICEMBRE

VERTIGO – LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE

Giovedì 28 novembre ore 10:00 – 21:30
Sabato 30 novembre ore 15:30 – 18:00
Giovedì 5 dicembre ore 10:00 – 21:30

Versione restaurata originale sottotitolata – Ingresso unico 4€

GENERE: Giallo
ANNO: 1958
REGIA: Alfred Hitchcock
ATTORI: Kim Novak, James Stewart, Tom Helmore, Henry Jones, Barbara Bel Geddes, Lee Patrick
PAESE: USA
DURATA: 128 Min

TRAMA: Sofferente di vertigini dopo un incidente in servizio, John “Scottie” Ferguson lascia la polizia e accetta di lavorare per un vecchio compagno di scuola che gli chiede di sorvegliare la moglie Madeleine che in ricorrenti stati di incoscienza sembra posseduta dallo spirito di Carlotta Valdes, sua bisnonna morta suicida un secolo prima. Ferguson resta affascinato dall’infelice donna e quando è costretto a intervenire per salvarla da un tentativo di suicidio in mare tra i due ha inizio una storia d’amore. Ma una tragedia sta per sconvolgere le vite di entrambi.

 “CAPOLAVORO ASSOLUTO E UNANIMEMENTE RICONOSCIUTO DEL CINEMA DI ALFRED HITCHOCK, SI AVVALE DI UNA PERFORMANCE PERFETTA DEI PROTAGONISTI”

CRITICA
“Il miglior film di tutti i tempi” per la rivista Sight and Sound che, per conto del British Film Institute, nel 2012 tolse il primato a ‘Quarto Potere’ di Orson Welles, detenuto sin dal 1962. Il capolavoro del maestro del brivido (liberamente tratto dal romanzo ‘D’entre les morts’ – 1954 – degli scrittori francesi Pierre Louis Boileau e Thomas Narcejac), a differenza delle altre opere di Hitchcock, rappresenta la descrizione coinvolgente di una ossessione d’amore che diventa patologia psichiatrica. (…) In ‘Vertigo’, il maestro sceglie uno dei suoi attori prediletti, James Stewart, per il ruolo di Scottie Ferguson, protagonista di questo thriller psicologico in cui il regista tocca i temi a lui più cari: la paura dell’altezza, un trauma insanabile e l’ambiguità morale dei personaggi principali. Protagonista femminile è Kim Novak che, nel ruolo di Judy Barton, incarna l’archetipo hitchcockiano della bionda inafferrabile, in un film all’avanguardia per il suo tempo anche per le innovazioni della fotografia. Hitchcock gioca, infatti, con l’effetto vertigine utilizzando zoom simultanei in direzioni diverse creando, così, immagini visionarie, grazie anche alla maestria del grande disegnatore Saul Bass. (…) Il film, basato sul romanzo di Boileau e Narcejac, fu scritto con l’intento di piacere al regista al punto da invogliarlo a comprarne i diritti: il libro venne sottoposto a un primo trattamento da Alec Coppel, ma la sceneggiatura fu bocciata da Hitchcock. Una seconda stesura, la definitiva, venne elaborata da Samuel Taylor, incontrando l’approvazione del regista e Taylor si mise al lavoro senza conoscere il romanzo e senza aver letto il primo trattamento, basandosi solo sul racconto della trama, espostogli proprio da Hitchcock. Se l’azione del romanzo si svolgeva nella Francia degli anni Quaranta, il film è ambientato nella California del decennio successivo, ma la modifica più importante fatta da Hitchcock alla trama è la rivelazione anticipata (a un terzo dalla fine della storia) dell’effettiva identità tra Madeleine e Judy. Questa rivelazione consente al regista di spostare l’attenzione dello spettatore verso il tema del ‘doppio’, uno dei temi ricorrenti della filmografia di Hitchcock. «Intorno a me tutti erano contrari a questo cambiamento», confessò Hitchcock a Truffaut nella celebre intervista poi trasformata in un libro. Ma grazie alla perfetta cognizione che il regista aveva della differenza tra l’uso della sorpresa e la funzione della suspense, la scelta risultò vincente. La performance dei protagonisti è perfetta (anche se Hitchcock non sopportava Kim Novak e non perdeva occasione per parlare male di lei): la coppia rende il film ricco di quell’erotismo, spesso sotteso in altre pellicole del regista, ma qui giocato con grande maestria.”

Dina D’Isa, ‘Il Tempo’, 22 ottobre 2013

CURIOSITÀ

  1. Inizialmente, Hitchcock avrebbe voluto portare sul grande schermo un romanzo giallo scritto da una coppia di autori francesi, Pierre Boileau e Thomas Narcejac: Celle qui n’était plus. Il libro, tuttavia, fu trasposto al cinema nel 1955 dal regista francese Henri-Georges Clouzot con uno dei suoi capolavori, I diabolici. In compenso, Boileau e Narcejac decisero di scrivere un altro romanzo apposta per Hitchcock, D’entre les morts, e da questo libro fu poi tratto La donna che visse due volte, in cui l’ambientazione fu però spostata da Parigi a San Francisco.
  2. Kim Novak, per la quale questo film rappresentò l’apice della carriera, non era la prima scelta per il ruolo di Madeleine: Hitchcock, infatti, voleva scritturare Vera Miles (che aveva già recitato per Sir Alfred nel film Il ladro), la quale tuttavia rimase incinta poco prima dell’inizio delle riprese e dovette rinunciare alla parte. Vera Miles sarebbe tornata a collaborare con Hitchcock due anni più tardi, interpretando Lila Crane in Psycho. In alcune interviste successive, lo stesso Hitchcock avrebbe espresso alcune perplessità sulla scelta di Kim Novak e di James Stewart come protagonisti del film, ritenendoli addirittura poco adatti ai rispettivi ruoli, nonostante entrambi abbiano contribuito a rendere La donna che visse due volte un capolavoro assoluto.
  3. La leggendaria costumista Edith Head, una delle più grandi artiste della Hollywood classica, disegnò gli abiti del personaggio di Madeleine con l’obiettivo di conferirle un’apparenza misteriosa e sottilmente inquietante: ad esempio, il celebre completo grigio indossato dalla donna fu scelto apposta per il suo colore spento, in netto contrasto con la capigliatura biondissima di Kim Novak e con i colori più accesi che avrebbe indossato l’attrice nelle scene successive del film.
  4. La missione spagnola di San Juan Batista, che si trova ancora oggi nei pressi di San Francisco, è lo scenario di due fra le sequenze più famose del film; tuttavia, a differenza di ciò che vediamo sullo schermo, la missione non ha affatto un campanile. Il campanile da cui si lancia Madeleine fu aggiunto infatti all’immagine di San Juan Batista grazie a degli effetti speciali.
  5. Nel film, il senso di vertigine che assale il personaggio di Ferguson è espresso attraverso un’eccezionale trovata registica: il famosissimo zoom in avanti e all’indietro. Questa tecnica fu ideata per il film dal cameraman di seconda unità Irmin Roberts (non accreditato ufficialmente); lo zoom in verticale nella scalinata del campanile di San Juan Batista, in uno dei momenti clou del film, richiese un costo da record di 19.000 dollari per appena due secondi di pellicola. Hitchcock avrebbe voluto utilizzare lo stesso espediente già diciotto anni prima per il film Rebecca, ma le tecniche in uso all’epoca non glielo consentirono.

“La Stampa – Film.it”

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PARASITE DAL 29 NOVEMBRE AL 3 DICEMBRE

PARASITE

Venerdì 29 novembre ore 21:30 
Sabato 30 novembre ore 20:15- 22:30
Domenica 1 dicembre ore 16:00- 18:30 - 21:00
Martedì 3 dicembre ore 10:00 -21:30

 

GENERE: drammatico
REGIA: Bong Joon-ho
ATTORI:   Song Kang-ho, Sun-kyun Lee, Yeo-jeong Jo, Choi Woo-Sik, Park So-dam, Hyae Jin Chang
PAESE: Corea del Sud
DURATA: 132 Min

TRAMA:
Ki-woo vive in un modesto appartamento sotto il livello della strada. La presenza dei genitori, Ki-taek e Chung-sook, e della sorella Ki-jung rende le condizioni abitative difficoltose, ma l’affetto familiare li unisce nonostante tutto. Insieme si prodigano in lavoretti umili per sbarcare il lunario, senza una vera e propria strategia ma sempre con orgoglio e una punta di furbizia. La svolta arriva con un amico di Ki-woo, che offre al ragazzo l’opportunità di sostituirlo come insegnante d’inglese per la figlia di una famiglia ricca: il lavoro è ben pagato, e la villa del signor Park, dirigente di un’azienda informatica, è un capolavoro architettonico. Ki-woo ne è talmente entusiasta che, parlando con la signora Park dei disegni del figlio più piccolo, intravede un’opportunità da cogliere al volo, creando un’identità segreta per la sorella Ki-jung come insegnante di educazione artistica e insinuandosi ancor più in profondità nella vita degli ignari sconosciuti.

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LA BELLE ÈPOQUE DAL 15 AL 19 NOVEMBRE

LA BELLE ÈPOQUE

Martedi' 19 novembre ore 10:00-21:30
Venerdì 22 novembre ore 21:30
Sabato 23 novembre ore 20:30 - 22:30
Domenica 24 novembre ore 16:30 - 18:30 - 21:00
Martedì 26 novembre ore 10:00 -21:30

 

GENERE: Commedie
REGIA: Nicolas Bedos
ATTORI:  Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi
PAESE: Francia
DURATA: 110 Min

TRAMA:
Victor e Marianne sono sposati e ‘inversi’. Lui vorrebbe ritornare al passato, lei andare avanti. Disegnatore disoccupato che rifiuta il presente e il digitale, Victor è costretto a lasciare il tetto coniugale. A cacciarlo è Marianne, psicanalista dispotica che ha bisogno di stimoli e ne trova di erotici in François, il migliore amico di Victor. Vecchio e disilluso, Victor accetta l’invito della Time Traveller, una curiosa agenzia che mette in scena il passato. A dirigerla con scrupolo maniacale è Antoine, che regala ai suoi clienti la possibilità di vivere nell’epoca prediletta grazie a sontuose scenografie e a un gruppo di attori rodati. Tutto è possibile, bere un bicchiere con Hemingway o sparare sull’aristocrazia del XVIII secolo. Victor sceglie di rivivere il suo incontro con Marianne, una sera di maggio del 1974 in un café di Lione (“La belle époque”). Sedotto dal fascino dell’attrice che interpreta la sua consorte a vent’anni, Victor col passato trova il futuro.

 

CRITICA:
Nicolas Bedos, ossessionato dal passaggio del tempo (Un amore sopra le righe), torna sui soggetti di predilezione: l’usura dei sentimenti e il rimpianto delle occasioni perdute. A sopportare gli oltraggi degli anni questa volta sono Fanny Ardant e Daniel Auteuil che interpretano con smalto una coppia sull’orlo di una crisi di nervi. Un uomo e una donna che da troppo tempo non condividono più niente e conducono vite parallele. Intorno a loro gravitano Guillaume Canet, regista tirannico e nevrotico, comme d’habitude, e Doria Tillier, compagna a intermittenza del personaggio di Canet che innamora il vecchio disegnatore di Auteuil. Convocate tutte le celebrità del cinema francese maggiore (Pierre Arditi e Denis Podalydès) e tutte le convenzioni della commedia degli equivoci, La Belle Époque è una messa in scena gioiosa del cinema che consente a Daniel Auteuil di ritrovare l’umorismo toccante dei vecchi ruoli e a Fanny Ardant la luccicanza sentimentale dei film di Truffaut, quella che la faceva svenire in un parcheggio dopo un bacio e le lasciava le cicatrici sui polsi perché in definitiva l’amore fa male. Convinti di non poter più stare insieme, le loro mani allacciate nel gran finale non intendono ragione. Perché Victor e Marianne sono fatti per accendersi e le loro mani per afferrarsi. Fatti per bruciare sempre e probabilmente ferirsi ancora. Bedos sceglie l’amore che dura e la riconciliazione di una coppia e di un uomo col suo tempo, regalando un sorriso persistente allo spettatore e tante sorprese. Sorprese che accumula tra andate e ritorni, recriminazioni e rievocazioni, carezze e schiaffi. Irriducibilmente brillante e ruffiano, l’enfant terrible della televisione (e non solo) porta sulla coppia uno sguardo tenero e fiducioso, incalzato da repliche e battute che fanno sognare o ridere di gusto. Trascendendo i limiti del reale col suo esercito di decoratori e un senso spiccato della messa in scena, l’autore rievoca il passato per offrire all’avvenire uno sguardo nuovo. Sguardo che contagia i suoi attori al servizio di un superbo gioco cinematografico. Sullo sfondo degli slittamenti temporali sfilano le performance di un cast virtuoso ed eclettico ma perfettamente omogeneo.La forza del film non risiede solo nell’eccellenza degli interpreti ma altresì nella sceneggiatura di una precisione quasi ineccepibile, che si destreggia coi talenti convenuti fino a concludersi sulla riconciliazione di rigore. Se Nicolas Bedos domina così bene la materia è perché il personaggio di Guillaume Canet è fondamentalmente il suo doppio. Antoine è un regista che deve accordare un ensemble di rivali e di persone che hanno in comune solo una rappresentazione (d’epoca), quella che devono allestire ma che minaccia sempre di volgere in catastrofe. La disposizione benevola di Bedos fa lo charme di questa commedia romantica in astinenza d’amore, concepita come una successione di parole, baci e lacrime legati da un ritmo sostenuto. La bella meccanica gira a pieno regime, regalando ai suoi attori il registro di predilezione e rammentando agli spettatori che qualche volta i ‘bei vecchi tempi’ sono adesso.

Marzia Gandolfi, Mymovies.it

 

INTERVISTA ALL’ATTRICE FANNY ARDANT

E lei, signora Ardant, quale giorno vorrebbe rivivere?
«Tanti momenti, anche alcuni in cui non ero felice. Perché alla fine impari di più dall’infelicità che dalla felicità».

Il grande tema del film è la nostalgia del passato.
«Si dà sempre un significato pessimista alla nostalgia, non sono d’accordo. Io sono come i matti, non dimentico niente, una maestra di ricordi. Mi sembra più pericoloso pensare sempre al futuro, significa avere paura del presente. La nostalgia non è una malattia ma una ricchezza. Significa rimanere vivi, sapere chi sei».

Lei sembra averlo molto chiaro: passa il tempo ma sembra sempre più solare.
«Esatto, mi sento sempre più liberata. Fin da molto giovane ho capito che la luce della morte sulla vita dà il vero peso delle cose. Sembra un pensiero funereo ma è il contrario».

Victor, suo marito nel film, perde interesse per il presente, lei lo pungola con sottile perfidia. Si è divertita?
«Lei è un personaggio bellissimo, un mix di forza e fragilità, non vuole rassegnarsi alla fine del grande amore. È crudele per scuoterlo, non si rassegna. Mi ha aiutato il grande feeling con Daniel Auteuil: le perfidie di sui sono capace sono state possibili perché provo per lui esattamente il contrario. A cinema, si sa, non si balla mai da soli».

Con una carriera come la sua, cosa chiede al cinema?
«Di essere sorpresa. Il mio grande lusso è stato di essere libera, aver recitato solo i personaggi che ho amato. Poter entrare in mondi nuovi, essere trascinata dalla passione di un regista come è successo qui con Nicolas. Mi piacerebbe lavorare ancora con un regista italiano, magari uno che non conosco ancora».

E alla vita?
«Al primo posto continuo a mettere l’amore. In generale, non solo il sentimento dell’innamoramento, ma l’amore per gli altri, la famiglia, il fatto di aprirsi, di tuffarsi senza avere paura. Il resto non conta, mi sembra insignificante sprecare la vita a considerare gloria, potere, soldi. Non valgono nulla al confronto con l’amore».

Stefania Ulivi, Corriere della Sera

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà