Gimme Danger, un film di Jim Jarmusch

GimmeDanger_Trailer
Il più rock dei registi, Jim Jarmusch, incontra la più oltraggiosa delle band: la storia di Iggy Pop e della band che col suo carattere provocatorio ha saputo cambiare l’immagine stessa del rock…

“Non sono glam, non sono punk, sono”. Iggy Pop rifiuta ogni etichetta intervistato nel documentario sull’esperienza musicale degli Stooges, Gimme Danger, scritto e diretto dal loro fan numero uno, Jim Jarmusch, che inizia il suo viaggio per immagini e musica con un atto d’amore: la migliore rock band della storia, la definisce. Un percorso classico da documentario televisivo che ci conduce, guidati da una lunga intervista a Iggy Pop, ai membri della band e a molti testimoni dell’epoca, nel Michigan degli anni ’60, fra l’attivismo dei sindacati e dei movimenti della contestazione e il dominio dell’industria automobilistica nella città di Detroit. Jim Osterberg, questo il vero nome di Iggy Pop, racconta della sua crescita da white trash in una roulotte, della generosità dei genitori che gli cedettero la camera da letto principale, anche perché stufi delle giornate e serate intere in cui suonava la batteria forsennatamente in salone, visto che nella sua piccola camera la batteria non entrava. Come in ogni band di quegli anni che si rispetti, anche gli Stooges avevano nel suo nucleo originario due fratelli, Ron e Scott Asheton, insieme a loro oltre a Iggy anche Dave Alexander. Oltraggiosi, sporchi, come il loro sound, i nuovi pionieri del rock di rottura vengono raccontati con immagini ed esibizioni di repertorio accattivanti da Jarmusch, che ha avuto ovviamente accesso totale alla loro musica, riuscendo a costruire una biografia musicale, oltre che legata ai suoi componenti. Gimme Danger, dal titolo del loro album del 1973, cruciale per il ruolo nello sviluppo successivo della musica punk e rock, è un viaggio nella vita di un gruppo di giovani che crebbero insieme, all’insegna della rottura degli schemi, attraversando una fase di consumo abituale di droghe, rimanendo sempre, anche una volta sciolti, legati dalla comune esperienza on the road, in tour, alla ricerca di un modo personale per esprimere il proprio disagio, ma soprattutto l’amore per la musica. Jarmusch si concentra sul breve periodo, fra il 1967 e il 1974, con un ritorno nel 2003, in cui gli Stooges furono attivi, analizzando un fenomeno numericamente limitato, spesso ricevuto con ostilità se non violenza, ma che aprì la strada a molte realtà musicali degli anni e decenni successivi. Proprio nei momenti di (auto)ironia di Gimme Danger, in cui il contrasto fra le esibizioni fuori di testa e la reazione di pubblico e stampa tradizionale si fa più bizzarro, che il documentario di Jim Jarmusch riesce a convincere maggiormente.

                                                                                                                                                           ComingSoon.it

Gli Orari:

Mercoledì 10 Maggio ore 21:30

Giovedì 11 Maggio ore 21:30

Il Trailer:

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà
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Paterson, in film di Jim Jarmusch


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Paterson guida gli autobus nella città del New Jersey che porta il suo stesso nome. Ogni giorno rispetta una sorta di routine: attraversa il solito percorso, osserva la città dal suo parabrezza, ascolta frammenti delle conversazioni della gente intorno a lui, scrive poesie, passeggia con il suo cane, si ferma in un bar e beve una birra. Poi va a casa dalla    moglie Laura, il cui mondo è invece in continuo cambiamento…

Che Jim Jarmusch fosse un grande regista con lo spirito e il look di un rocker e l’animo di un poeta, lo sapevamo già da tempo. E che in Paterson la poesia sia tirata in ballo in maniera esplicita, non è né un’inutile sottolineatura né dettaglio fondante: è solo una delle tante, piccole, importantissime, esiziali tessere di un mosaico splendido.Uno dei mattoncini di un film-mondo che è tanto più universale quanto più particolare, tanto più collettivo quanto più singolare.Non a caso il mondo di Paterson – cioè il mondo del film di Jarmush, quello dell’omonima cittadina del New Jersey teatro delle vicende, dove abita un protagonista che si chiama anche lui allo stesso modo, autista di autobus legato a doppio filo alla sua città a alla sua storia: e a questo punto che il suo interprete faccia di cognome Driver è più che una semplice coincidenza – è un mondo di contrasti che trovano sempre una sintesi.Ci sono le coppie unite da un grande amore, e quelle che non potranno mai formarsi per la mancanza dello stesso; ci sono i silenzi di Paterson e le parole in libertà della sua fidanzata Laura; ci sono le routine più regolari e ansiogene, e gli imprevisti più imprevedibili e bizzarri; ci sono il bianco e il nero (l’ossessione formale di Laura), e ci sono le coppie di gemelli che il personaggio di Driver incontra di continuo lungo il suo cammino. Ci sono, quindi, gli opposti estremi, e l’identità totale e fraterna, l’intero spettro di una vita e di un mondo.Paterson è il luogo che tutto comprende, la città dove, attraverso la sua storia ricordata e conservata da baristi e cittadini, collassa l’identità di tutta una nazione e di tutta una cultura.La placida implosione di tutti questi elementi, come dello stile di Jarmusch, e di un personaggio tutto ripiegato nella sua interiorità, nel quaderno segreto dei suoi poemi, nei desideri e le pulsioni che evidentemente mantiene sotto stretto controllo, non stanno però a significare pacificazione, spianamento delle tensioni e dei conflitti. Che difatti ribollono sommessamente sotto la superficie, arrivando a intaccarne il tranquillo scorrere: senza terremoti, senza rivoluzioni, ma con quei piccoli disallineamenti che sono il colore e il sangue della vita. Nonostante la regolare linearità delle giornate di Paterson – e qui mi riferisco al personaggio – , nonostante la sua tranquillità, quel modo morbido e rilassato di scorrere lungo le sue giornate e la sua vita, sotto cova sempre qualcosa che assomiglia non tanto all’irrequietudine, quanto al calore tranquillo della curiosità, e al desiderio di una ricerca che è di conoscenza (di sé, del mondo) e di espressione. Compresso nella sua routine, il personaggio di Driver cerca di scrivere poemi per poter descrivere e capire la sua vita, le sue direzioni, i suoi sentimenti.Per dare ulteriore ordine alle cose.Ma il mondo non è ordinato: per fortuna, non lo è. Sono i suoi piccoli disordini, a dargli senso, i piccoli imprevisti come un bus che si rompe mentre è in servizio, l’incontro casuale con un rapper solitario o una bambina che scrive poesie, le irregolarità di una cassetta della posta che non ne vuole sapere di star dritta, o di un cane che distrugge il tuo prezioso quaderno segreto. E in fondo è disordine anche il contrasto tra bianco e nero, o l’eccezione genetica della gemellarità.È così, solo così, che Paterson trova il suo equilibrio, capendo che destinazione ci si arriva non tramite la routine di una linea retta, ma tramite le impercettibili deviazioni di un’incontro casuale, o di un orario sballato di pochi minuti.Ci vuole un pizzico d’anarchia (l’anarchia del Gaetano Bresci citato dalla stessa coppia d’interpreti di Moonrise Kingdom, e per Paterson realmente passato), per trovare l’equilibrio; di disordine per dare ordine.E lo sguardo migliore sulle cose è sempre quello un po’ disassato che ci fornisce magari uno che viene dall’altra parte del mondo, e che ci dimostra quasi senza parole, con solo un “Ah ah” di commento, come sotto a quello che consideriamo normale e ordinario ci può essere la forza potente e irregolare dell’arte. Che è vita, che è mondo.Il mondo di Paterson, città universale sommessamente borgesiana dove si trova il bar più bello e invidiabile che abbiate mai visto al cinema.

Gli orari:

venerdì 3 marzo ore 21:30

sabato 4 marzo ore 20:15 – 22:30

domenica 5 marzo ore 15:45 – 18:00 – 20:15 – 22:30

martedì 7 marzo ore 10:00 (cinemamme)

martedì 7 marzo ore 21:30

Il trailer:

 

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