I FRATELLI SISTERS : DAL 17 AL 21 MAGGIO

I FRATELLI SISTERS

Venerdì 17 maggio ore 21:30
Sabato 18 maggio ore 20:30 – 22:30
Domenica 19 maggio ore 16:00 – 18:30 – 21:00
Martedì 21 maggio ore 10:00 – 21:30

GENERE: Western
ANNO: 2018
REGIA: Jacques Audiard
ATTORI: Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rutger Hauer, Carol Kane, Creed Bratton, Duncan Lacroix, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Niels Arestrup
PAESE: USA, Francia, Romania, Spagna
DURATA: 122 Min

Oregon, 1851. Eli e Charlie Sisters sono fratelli e pistoleri virtuosi al servizio del Commodore, padrino locale che li lancia sulle tracce di Herman Warm, cercatore d’oro fuggito in California. L’uomo ha messo a punto un processo chimico per separare l’oro dagli altri residui minerali su cui il Commodore vuole mettere le mani. A cavallo, i Sisters avanzano verso il loro obiettivo per torturarlo e poi piantargli una pallottola in testa. A precederli nella caccia è John Morris, investigatore umanista che ha il compito di rintracciare Warm e trattenerlo fino all’arrivo dei due sicari. Ma il chimico è pieno di sorprese e finisce per sorprendere Morris, coinvolgendolo nella sua impresa: trovare l’oro e costruire una società ideale a Dallas.

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Everest, un film Baltasar Kormákur

Ispirato da una serie di incredibili eventi accaduti durante una pericolosa spedizione volta a raggiungere la vetta della montagna più alta del mondo, EVEREST documenta le avversità del viaggio di due diverse spedizioni sfidate oltre i loro limiti da una delle più feroci tempeste di neve mai affrontate dall’uomo. Il loro coraggio sarà messo a dura prova dal più crudele dei quattro elementi, gli scalatori dovranno fronteggiare ostacoli al limite dell’impossibile come l’ossessione di una vita intera che si trasforma in una lotta mozzafiato per la sopravvivenza.

IN COLLABORAZIONE CON CAI PONTEDERA

Letterale, come il suo titolo, Everest, nome carico di suggestioni e dell’idea stessa del limite, dell’estremo. Il film di Baltazar Kormákur, che racconta la vera storia di una disastrosa spedizione sulla vetta più alta del mondo, costata la vita a otto persone, avvenuta nel 1996 e raccontata da un testimone oculare come il giornalista Jon Krakauer (lo stesso che ha raccontato la storia di Christopher McCandle diventata Into the Wild), è letterale. Quasi felicemente cronachistico. Nel film dell’islandese le metafore stanno a zero, e quello che vedi è quello che è (stato): non ci sono tirate para-herzoghiane sulla sfida dell’Uomo alla Natura, né quelle post-capitaliste che avrebbero potuto puntare indici accusatori sulla cosiddetta “commercializzazione” della montagna più alta del mondo: la spedizione di Everest, infatti, era una di quelle organizzate da società specializzate nel guidare ogni anno esperti alpinisti fino alla vetta, ovviamente a pagamento; e lo stesso Rob Hall – protagonista del film, interpretato da Jason Clarke – è stato uno dei primi a inventarsi questo nuovo sistema per generare profitto attraverso la passione per la montagna. Ma Kormákur, dicevamo, non è interessato al superomismo romantico, o all’idealismo politico-economico: a lui basta raccontare una storia, tratteggiare dei personaggi, inquadrare panorami grandiosi; e non pensate sia poco. Il suo è un film fieramente classico, un racconto d’avventura e umanità di quelli che Hollywood produceva tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, un catastrofico senza troppe catastrofi se non quella di un errore umano costato caro a chi l’ha commesso e di una variabile meteorologica che chiunque vada per montagne sa di dover mettere in conto. Nemmeno dalla passione idealistica per l’alpinismo, l’islandese si fa contagiare troppo: la retorica sul “perché” di un istinto come quello di chi scala vette tanto estreme viene anche evocata, ma rimane sullo sfondo delle dinamiche e dei meccanismi pratici: quelli del gruppo, della spedizione, dell’alpinismo. Everest diventa allora, se volete, anche un film sull’agire dell’uomo in società: una società ristretta come quella di un gruppo di persone alla conquista della cima più alta del mondo, ma pur sempre una società fatta di legami, interdipendenze, collaborazioni e momenti di piccolo o grande egoismo. Sul prezzo pagato dagli altri per i nostri errori, e viceversa. Sulle grandi conquiste e i piccoli ma fondamentali momenti di generosità che quelle conquiste permettono e che vite salvano. Ma, dato che la montagna è anche silenzio, asprezza, essenzialità, Everest evita le selve della retorica o la svenevolezza balneare, lasciando che i sentimenti rimangano trattenuti e rocciosi, e le lacrime non siano fiumi in piena ma rivoli appena accennati, provenienti da stalattiti di ghiaccio che si sciolgono lentamente. Col supporto indispensabile di un cast nutrito e solidissimo, Kormákur cerca e trova l’equilibrio tra magniloquenza scenografica, grandiosità del gesto e fragilità dei sentimenti, raccogliendo i frutti del suo lavoro suscitando la composta commozione derivante da un amore mai urlato e da un nome di bambina che vuol dire futuro.

Gli orari:

 

martedì 23 marzo ore 21:30

Il trailer:

 

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Animali Notturni, un film di Tom Ford

animali notturni tom ford amy adams

 

Animali Notturni, l’ultimo film di Tom Ford dopo la lunga assenza dalle sale cinematografiche.

Susan riceve dall’ex marito un manoscritto su cui l’uomo vuole un’opinione. In quello che potrebbe essere un futuro libro pubblicato si racconta la storia di una vacanza familiare destinata a trasformarsi in qualcosa di violento e letale. Mentre si lascia prendere dallo scritto, Susan si ritrova a ricordare il suo primo matrimonio e ad affrontare alcune oscure verità che la riguardano…
Vincitore del Gran Premio della Giuria alla 73° Mostra del Cinema di Venezia. 

Il film si apre con l’inaugurazione di una mostra dove sono esposte delle donne obese vestite da majorette, nell’ambiente magro, mondano e sterile di una galleria d’arte contemporanea californiana. Il contrasto tra la società bella e impassibile che la protagonista ha scelto di frequentare e quella brutta ma viva che ha rifiutato è il cardine estetico del film. Ford è un regista molto sicuro, le inquadrature sono sobrie ed efficaci, i movimenti di macchina ridotti allo stretto necessario. C’è in tutto il film, anche nella natura essenziale dei dialoghi, una coerenza stilistica ammirevole. È vero che fare dei parallelismi con il mondo della moda è facile quando si parla di Tom Ford, ma il suo modo di mettere in scena il romanzo di Wright sembra la rivisitazione del dramma borghese concepito come un classico da riproporre, come fosse una ventiquattrore, un paio di occhiali di bachelite, un montgomery. La storia di Susan si dipana attraverso quadri perfetti in cui pochi personaggi parlanti si stagliano sullo sfondo muto della società che ignorano, vivendo tutto attraverso il filtro sociale della loro ricchezza. Non c’è niente di imprevisto negli eventi, il rimpianto fa pensare alle direzioni prese nel passato. Nella freddezza del design degli interni che frequenta Susan si percepisce il peso della sua scelta, mentre la storia raccontata nel manoscritto è uno specchio polveroso in cui la donna vede la violenza nascosta dietro ai vernissage, oltre le pareti trasparenti di case enormi e vuote. Animali notturni è un film formalmente notevole, concepito e realizzato con un tocco personalissimo. Non è però un film patinato, come risultava A single man, ma piuttosto stilizzato. La differenza, per quanto apparentemente minima, è sostanziale: questo è un film a modo suo toccante. I personaggi sono tutti più veri del vero, prigionieri di ruoli imposti dall’alto. Le immagini del mondo di milionari che frequenta Susan sembrano artificiali, come artificiale è la felicità che la sua famiglia ha apparecchiato per lei. Al contrario il mondo sporco di terra e pieno di sterpaglie dove si svolge la vicenda del romanzo è vero, ma anche spietato e profondamente ingiusto. Tom Ford ha trovato e modellato una trama che si sposa con la sua idea di cinema, che non è generosa ma vive di coerenza stilistica. Gli attori sono tutti in grande forma, perfetti per l’alta società di Los Angeles, talmente belli da risultare quasi fuori posto nel Texas rurale del romanzo. E infatti è lo sguardo della lettrice Susan, incapace di tenere insieme il proprio mondo e quello esterno, a dare un volto ai personaggi della vicenda: è lei a mettere l’ex marito nel ruolo del protagonista, a popolare anche la più cruda delle vicende come una passerella di figure perfette, belle e meravigliosamente scollate dall’ambiente, cadaveri compresi. In questo gioco di distorsione continua della realtà, anzi della verità, risiede la bellezza drammatica del film. E per fortuna non ci sono facili soluzioni retoriche a consolare nessuno.

Matteo Bordone, Internazionale.it

Gli orari:

Venerdì 30 dicembre ore 21:30

Domenica 1 gennaio ore 15:45 – 18:00 – 20:15 – 22:30

Lunedì 2 gennaio ore 21:30

Martedì 3 gennaio ore 10:00 cinemamme

Martedì 3 gennaio ore 21:30

Mercoledì 4 gennaio ore 21:30

Il trailer:

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