Knight of cups un film di Terrence Malick

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Knight of cups, l’ultimo film di Terrence Malick, il regista di The Tree of Life e The new world.

Knight of Cups segue l’odissea di Rick, scrittore errante tra le luci di Los Angeles e Las Vegas, alla ricerca di amore e di se stesso. Nonostante si stia muovendo all’interno di un mondo fatto di ville, resort, spiagge e locali, alimentato dal desiderio e dal piacere, Rick è alle prese con un difficile rapporto con il fratello e il padre. La sua missione, volta a rompere l’incantesimo della sua disillusione, lo porta ad affrontare una serie di avventure con 6 donne seducenti: Della la ribelle; la sua ex moglie dottoressa; Helen la modella; una donna a cui aveva fatto male in passato, Elizabeth; Karen la spogliarellista vivace e spensierata; e l’innocente Isabel, che lo aiuterà a trovare un modo per andare avanti. Rick si muove stordito in uno strano e travolgente paesaggio ipnotico, ma riusciranno la bellezza, l’umanità e i ritmi della vita intorno a lui a svegliarlo da questo torpore?

Candidato all’Orso d’Oro del Festival di Berlino.

Malick non è mai stato così materico, così sordo nel rappresentare la geografia fisica di una terra. Paradossalmente, Knight of Cups sembra essere quel film su Los Angeles e la luce americana che non vuole e non può più essere “Vizio di forma” di Anderson: l’attraversamento dei suoi boulevard e delle sue spiagge, dei suoi fiumi artificiali e delle sue ville miliardarie, in una luce bianca e anestetizzante, rimanda inevitabilmente a Pynchon, alle descrizioni spaventose della città, a quella «public and anonymous confession of the deadly sin of greed», una confessione pubblica e anonima di un peccato mortale di avidità. Malick non imbastisce un discorso sul mito americano, filma la geografia del suo Paese come se fosse una terra sconosciuta, vista per la prima volta; i suoi spazi non sono nemmeno lontanamente i campi della repubblica di Gatsby: ma mai come in questo caso il suo solito ragionamento filosofico sul vivere e sul cercare la felicità sulla terra è unito all’idea di ingabbiamento, di costrizione in un luogo e in un tempo precisi, in un luogo e in un tempo americani, fra ricchezza e bulimia di immagini, di occhi, di scatti, di messe in posa. Christian Bale è come una figurina fissa che si muove davanti all’obiettivo, è un mascherino che fa da tramite e da ostacolo alla vista, attraversa scene e luoghi come non visto, osserva ma non vede, subisce i gesti della terra, il pericolo di un terremoto, la pesantezza dell’acqua, il calore di un fuoco senza conseguenze. È un prigioniero, come tutti. È un pupazzo, senza corpo, senza vita vera, come tutti. Ma può anche essere un dio, o un santo, o se vuole anche uno stronzo, come gli dice una delle sue infinite amanti. Malick in fondo non ha più uno sguardo puro, le sue inquadrature hanno strati molteplici: c’è la macchina da presa, la vera protagonista, e ci sono gli attori, che non recitano ma si mostrano, mettono in scena immagini e movimenti della loro intimità; ci sono i dialoghi, che sono quasi sempre silenziati, e ci sono le voci fuori campo. Le stesse frasi e parole classiche, insostenibili e sussurrate infinite volte – Father, My Son, remember, look at me – questa volta sembrano disperdersi pure loro nell’aria, nell’acqua, nel fuoco e nella terra, ché ovviamente Knight of Cups è anche un film sugli elementi, su tutto quello che ci circonda e ci inghiotte, che ci lascia stupefatti e impotenti, convincendoci a cercare la libertà, addirittura a credere di poterla trovare, quando invece non facciamo altro che spostarci, nemmeno più viaggiare. Poi c’è un altro inizio, sì, come si sente nel finale, ma solo per continuare a ripeterci, orizzonte dopo orizzonte, immagine dopo immagine.

Cineforum.it

Gli orari:

Giovedì 5 gennaio ore 21:30

Venerdì 6 gennaio ore 21:30

Sabato 7 gennaio ore 20:15 – 22:30

Domenica 8 gennaio ore 15:45 – 18:00 – 20:15 – 22:30

Martedì 10 gennaio ore 10:00 cinemamme

Martedì 10 gennaio ore 21:30

Il trailer:

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà
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