COLD WAR – dal 11 al 15 gennaio

Venerdì 11 Gennaio ore 21:30
Sabato 12 Gennaio ore 20:30 – 22:30
Domenica 13 Gennaio ore 16:30-18:30-21:00
Martedì 15 Gennaio ore 10:00-21:30

COLD WAR

DATA USCITA: 20 dicembre 2018
GENERE: Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Pawel Pawlikowski
ATTORI: Tomasz Kot, Agata Kulesza, Joanna Kulig, Borys Szyc, Cédric Kahn, Jeanne Balibar, Adam Woronowicz, Adam Ferency, Slavko Sobin
PAESE: Polonia, Francia, Gran Bretagna
DURATA: 88 Min
DISTRIBUZIONE: Lucky Red

Cold War, il film diretto da Pawel Pawlikowski, è un’appassionata storia d’amore tra un uomo e una donna che si incontrano nella Polonia del dopoguerra ridotta in macerie. Provenendo da ambienti diversi e avendo temperamenti opposti, il loro rapporto è complicato, eppure sono fatalmente destinati ad appartenersi.
Negli anni ’50, durante la Guerra Fredda, in Polonia, a Berlino, in Yugoslavia e a Parigi, la coppia si separa più volte per ragioni politiche, per difetti caratteriali o solo per sfortunate coincidenze: una storia d’amore impossibile in un’epoca difficile.

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà

ROMA – dal 14 al 18 dicembre

Venerdì 14 Dicembre ore 21:30
Sabato 15 Dicembre ore 20:00 – 22:30
Domenica 16 Dicembre ore 16:00 – 18:30 – 21:00
Martedì 18 Dicembre  ore 10:00 – 21:30

ROMA

DATA USCITA: 03 dicembre 2018
GENERE: Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Alfonso Cuarón
ATTORI: Marina de Tavira, Yalitza Aparicio, Nancy García García
PAESE: Messico, USA
DISTRIBUZIONE: Netflix

Roma, il film diretto da Alfonso Cuaron, racconta un anno turbolento della vita di una famiglia borghese nella Città del Messico degli anni 70, attraverso le vicende della domestica Cleo (Yalitza Aparicio) e della sua collaboratrice Adela (Nancy García García), entrambi di discendenza mixteca, che lavorano per una piccola famiglia borghese nel quartiere Roma a Città del Messico, una famiglia guidata da Sofia (Marina de Tavira), madre di quattro figli, che deve fare i conti con l’assenza del marito, mentre Cleo affronta una notizia devastante che rischia di distrarla dal prendersi cura dei bambini di Sofia, che lei ama come se fossero i propri.
Roma è un ritratto di vita vera, intimo e toccante, raccontato attraverso le vicende di una famiglia che cerca di preservare il proprio equilibrio in un momento di lotta personale, sociale e politica.

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà

Gli amori di una bionda, un film di Milos Forman

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Gli amori di una bionda è ambientato durante una festa in una cittadina di provincia una ragazza, operaia in una fabbrica, conosce un giovanotto, pianista, originario di Praga. Fanno l’amore. Poi lui se ne va.

Dall’espressione spontanea dell’Asso di picche, Milos Forman passa in questo film a una storia controversa che si svolge tra una piccola cittadina e Praga. Si tratta di una trama amara e dolce, tragicomica e commovente, durante la quale riusciamo anche a ridere tra le lacrime, perché da una parte parla di una delusione sentimentale di una ragazza ingenua, mentre in secondo piano gli autori offrono un ritratto provocatorio di tutta la società. La pellicola si fa gioco dell’ingegneria sociale del regime socialista, che cerca di risolvere la mancanza di uomini celibi a Zruc nad Sazavou, una piccola cittadina boema, cresciuta intorno a una fabbrica di calzature, volendo mandare un gruppo di giovani reclute per un addestramento militare. Per colpa di un errore amministrativo, a Zruc però riescono a ricevere solamente l’arrivo di un gruppo di vecchi soldati della riserva. All´incontro in discoteca organizzato per far conoscere i soldati alle apprendiste, i militari cinquantenni mezzo imbranati corteggiano delle ragazze imbarazzate nella speranza di riuscire a tradire le proprie mogli. La scena della discoteca con le canzonacce popolari offre uno dei miglior esempi della poetica del ridicolo negli anni sessanta. La fiduciosa Andula resiste alle proposte da parte dei soldati e alla fine però passa la notte con un giovane pianista dell’orchestra di Praga, Milda. Un altro picco tragicomico del film arriva durante la loro scena erotica, dove Milda ripetutamente non riesce a chiudere le tapparelle delle finestre. Dopo giorni passati invano in attesa di una lettera d‘amore, la fanciulla idealista abbagliata dal miraggio di un grande amore raggiunge Milda a Praga, dove l’aveva precedentemente invitata durante il flirt. La trama culmina nell’assurdità della scena in camera da letto, in casa dei genitori di Milda. Il padre, la madre e il figlio discutono, stando nello stesso e unico letto a casa loro, cosa fare con la ragazza disorientata che intanto hanno messo a dormire sul divano in cucina. “Si sono appena sdraiati. Il padre vuole dormire, al figlio piacerebbe che lo mandassero via, così potrebbe andare a sdraiarsi sul divano in cucina affianco alla ragazza, ma il tutto viene controllato dalla madre, che un’oscenità simile non sopporterebbe mai a casa propria.” dice Forman stesso. Questa scena è uno dei ritratti in assoluto più autentici ma anche più pungenti del conformismo ceco. Forman mette l’accento, come nei suoi film precedenti, sulle scene di massa, dove la cinepresa viene collocata nella posizione di osservatore occasionale e ritrae in maniera documentaristica piuttosto l’atmosfera del posto in quel periodo invece che la trama in se stessa. Il film è risultato essere il più visto di Forman in tutta la Cecoslovacchia: sono stati conteggiati più di due milioni e mezzo di spettatori. Gli amori di una bionda ha però raggiunto anche una reputazione abbastanza positiva tra gli intellettuali all’estero. Nell’anno 2010 ha infatti raggiunto l‘89esimo posto nel concorso „I cento migliori film della cinematografia mondiale “della rivista “Empire”.

milosforman.com

 

Gli orari:

Giovedì 13 aprile ore 16:30 – 21:30

Giovedì 20 aprile ore 16:30 – 21:30

 

Il trailer:

 

 

 

 

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Sherlock Jr. vs Il Monello, 105 minuti di risate con Buster Keaton e Charlie Chaplin

sherlock jr. vs il monello

 

Sherlock Jr. vs Il Monello, 105 minuti di risate con i maestri della risata Buster Keaton e Charlie Chaplin

Nuovo appuntamento della Rassegna “Il Cinema Ritrovato” in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna.

“ Sherlock Jr.” (1925), meglio noto in Italia con il titolo “La palla n. 13”, una delle opere più importanti di Buster Keaton. Buster è un appassionato lettore di gialli che lavora come proiezionista in un cinema. Un giorno un rivale in amore ruba l’orologio al padre della donna di cui Buster è innamorato, facendo ricadere la colpa su di lui. Buster, tornato nella sua cabina di proiezione, si addormenta e sogna di entrare nel film nei panni di Sherlock Holmes Jr. risolvendo il complicato caso di furto e salvando la protagonista dei banditi. Finché viene svegliato dalla ragazza…

“Il monello” (1921), capolavoro assoluto di Charlie Chaplin. Una giovane donna, abbandonata dal padre del suo bambino, abbandona il piccolo in una lussuosa automobile sperando che una persona ricca e generosa si prenda cura di lui. Ma la vettura viene rubata, e il bambino viene di nuovo abbandonato in un quartiere poverissimo. Lì lo trova il Vagabondo, che decide di tenerlo con sé. Passano gli anni e tutto va per il meglio: qualcosina da mangiare non manca mai e il bambino, divenuto un Monello, “aiuta” nel lavoro il padre adottivo rompendo le finestre a sassate in modo che il Vagabondo possa poi presentarsi, come per caso, a offrire ai proprietari i suoi servigi di vetraio improvvisato. Ma ben presto cominciano i guai…

Sherlock jr: Il film Segna l’inizio di un acceso dibattito, che continua ancora oggi, sul carattere surrealista dei film di Buster Keaton, al quale hanno preso parte registi, filosofi e drammaturghi. Nel 1924, anno di uscita del film, René Clair scrisse che per il “pubblico surrealista” Sherlock jr. rappresentava un modello paragonabile a ciò che per il teatro aveva rappresentato “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello. L’uso che Keaton faceva del sogno e dei raccordi – di cui andò sempre molto fiero – fu definito rivoluzionario da Antonin Artaud e Robert Aron, che nel suo saggio del 1929 intitolato “Films de révolte” sottolineò come il surrealismo di Keaton fosse “superiore” a quello di Man Ray e di Luis Buñuel, poiché Keaton era riuscito a conquistare la libertà espressiva rispettando le regole del cinema narrativo. Lo stesso Buñuel, che dagli inizi del 1930 programmò i film di Keaton al Cineclub español de Madrid, ne ammirava in particolare l’assenza di sentimentalismo, la capacità di trasformare gli oggetti e l’uso del sogno. Negli anni sessanta, quando i suoi film tornarono in sala, il surrealismo di Keaton fu nuovamente oggetto di considerazione critica: se il regista greco Ado Kyrou definì Sherlock jr. “uno dei sogni più belli della storia del cinema”, il regista, critico e drammaturgo surrealista Robert Benayoun spinse ben oltre i parallelismi tra l’opera di Keaton e il surrealismo. In due articoli pubblicati nel 1966 su “Positif”, Benayoun indica alcune questioni estetiche che accomunano Keaton all’opera di René Magritte E Salvador Dalí, ai film di Luis Buñuel e ai quadri e alle sculture di Marcel Duchamp, Giorgio De Chirico E Francis Picabia. Secondo Benayoun, Keaton condivide inconsciamente con questi artisti l’interesse per il ‘meccanico’ e l’imperturbabile equilibrio tra “serietà e comicità”. Ovviamente nelle interviste Keaton si diceva interessato “solo a far ridere”, ma – come osserva Walter Kerr – questo non lo rende un teorico del cinema meno brillante, soprattutto in Sherlock jr. : “nel suo vertiginoso film-dentro-un-film illustra i principi della continuità e del montaggio in maniera più vivida e precisa di quanto siano mai riusciti a fare i teorici del cinema. Ma l’analisi non sta nella testa di Keaton. Sta nel film, è al film che lavorava, e la teoria prendeva forma dal corpo, dalla macchina da presa, dalle dita, da un paio di forbici”.

“Il monello”: Novantatre anni e non sentirli. Il monello, diretto e interpretato nel lontano 1921 da Charlie Chaplin nelle tipiche vesti di Charlot, sembra sfuggire al peso dell’età. E noi non smettiamo di guardarlo. Come tutti i film di Chaplin si tratta di una pellicola fatta di povertà e ricchezza. Poveri sono l’allestimento scenico, la fotografia e l’illuminazione. La vicenda, che pure si fa forte di un’intima consistenza, è tutta incentrata sulla recitazione straordinariamente inventiva di Chaplin. In una parola: semplicità, che rende la pellicola non sempre brillante dal punto di vista figurativo. Eppure Il monello è un grande film. Non risiederà forse anche in questa stessa semplicità, allora, la forza e l’attualità del Monello? Semplicità, almeno in questo caso, non implica banalità, ma icasticità e linearità limpida. E poi il ritmo è coinvolgente (molto più che nella maggior parte dei film di oggi) e le parti della narrazione vivono in notevole equilibrio, conferendo così grande compattezza all’insieme. Personalmente ritengo la scena del “lavoro” particolarmente azzeccata, ma anche il primo movimentato incontro tra Charlot e il pargoletto abbandonato e le numerose scene domestiche non sono da meno; e come dimenticare l’incontro di boxe tra i due bambini – dove il nostro, piccoletto, le dà di santa ragione e l’altro le busca alla grande – anticipatore della scena del ring di Luci della città? -. Infine, nonostante la vicenda si risolva tutto sommato abbastanza felicemente, non manca quel retrogusto amaro che resta tipicamente in bocca al termine dei film di Chaplin. Il monello ha (ri)trovato la mamma ma ha perso papà Charlot (almeno in tali vesti, stracciate ma irresistibili), e noi lo sappiamo.

Gli orari:

Giovedì 12 gennaio ore 16:30 – 21:30

Giovedì 19 gennaio ore 16:30 – 21:30

Il trailer:

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