Reach for the SKY, un film di Choi Woo – Young e Steven Dohedt

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Ogni 2 novembre in Corea del Sud mezzo milione di ragazzi affrontano il test scolastico suneung siheom. Molti studenti si sottopongono per anni a una rigida routine, che li porta, dopo il normale orario scolastico, nelle accademie private dove si preparano con un lavoro intenso al grande giorno. Il suneung determinerà non solo quale università frequenteranno ma anche il loro status nella società coreana.

Il termine SKY, in Corea del Sud, non viene associato né al cielo né tantomeno a colossi mondiali di piattaforme satellitari, ma vale come acronimo del sogno di ogni adolescente: Seoul National University, Korea University, Yonsey University, le tre università più prestigiose della penisola, le uniche in grado di dare una svolta alla vita futura di chi riuscirà a frequentarle, ponendolo direttamente nell’élite di un Paese fondato sulla competitività più estrema e sulla necessità di primeggiare. E infatti il principale e forse più interessante paradosso che emerge da Reach for the SKY, documentario a firma del coreano Choi Woo-young e del belga Steven Dhoedt presentato al Far East Film Festival 2016, è proprio come la durezza estrema del sistema scolastico coreano porti non tanto allo studio come necessario – e magari anche piacevole, perché no? – mezzo per formarsi: l’unica cosa che conta davvero, nella società coreana, è essere migliore degli altri, superarli, entrare in uno 0.01% che rivela tutta la mentalità oligarchica di un Paese nel quale persino i bambini, dalle elementari al fatidico Suneung, studiano ininterrottamente dalle 8 alle 23 e non vedono quasi mai la propria famiglia. Un sistema scolastico per noi impensabile, con adolescenti portati all’ossessione, allo stress più estremo, alla drammatica paura del fallimento. Sono molti gli studenti che ripetono il Suneung magari due o tre volte, alcuni di loro non lo supereranno mai, altri magari diventeranno in futuro addirittura professori, ma quello che risulta davvero sconvolgente per lo spettatore occidentale è la mentalità che tutti loro hanno: la loro costanza in uno studio matto e disperatissimo, il loro terrore per l’inadeguatezza combattuto con la fatica, il loro culto per il duro lavoro che pare quasi ereditato dai gloriosi samurai dell’arcipelago dirimpettaio. La coppia di registi racconta un intero anno scolastico, quello 2013-2014, seguendo vari studenti, con le relative famiglie al seguito, impegnati nella preparazione del Suneung. Accompagnati dalle massime dei grandi Maestri del passato proiettate sulla lavagna, si assiste a un intero anno sui libri, un anno fatto di costosissimi corsi privati integrativi in aggiunta al liceo (pronti a mostrare con sguardo indagatore e sardonico il business dietro ad una società così duramente impostata) e svelando un intero microcosmo fatto di santoni e paradossale religiosità di fronte a tanta scienza per proteggere lo studio dei ragazzi. Il giorno del Suneung tutto il Paese si ferma: le schede con le domande vengono trasportate da camion blindati scortati dalla polizia, i giovani candidati vengono invitati a chiamare il 112 in caso di ritardo per farsi trasportare alla sede d’esame a sirene spiegate, persino il traffico aereo viene bloccato, per non disturbare la concentrazione degli esaminandi con il possibile rumore. Fino a quando la giornata campale sarà conclusa, e il countdown sul muro della scuola ripartirà da -364 giorni, un altro anno di folle studio in attesa della prossima infornata.

Marco Romagna, Quinlan.it

Gli orari:

Mercoledì 23 novembre ore 21:30
Giovedì 24 novembre ore 21:30

VERSIONE ORIGINALE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO

Il trailer:

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà

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