L’Ultima Spiaggia, un film di Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan – L’ITALIA CHE NON SI VEDE

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L’ultima spiaggia esiste ed è a Trieste: uno stabilimento balneare, soprannominato il Pedocìn, diviso a metà da un muro che arriva quasi fino al mare: da un lato soggiornano le bagnanti donne, dall’altro gli uomini. In una città che è da sempre terra di confine, dove le migrazioni sono una tradizione millenaria e gli opposti nazionalismi coesistono più o meno pacificamente, la tradizionale divisione di genere del Pedocìn resiste, con il beneplacito di tutti…

Miracolo a Cannes. Un piccolo documentario italiano (coprodotto anche da Francia e Grecia) assai indipendente, di due autori certo bravi ma non così conosciuti, che viene inserito nella selezione ufficiale e presentato in proiezione speciale. Con pieno merito, va detto. Un miracolo che ricorda quello di Roberto Minervini ammesso sempre a Cannes, e sempre in special screening, nel 2012 con Stop the Pounding Heart. Promozionato, questo documentario della coppia registica Thanos Anastopulous (greco ma abitante a Trieste da otto anni) e Davide Del Degna (triestino da sempre), come il ritratto e il racconto della spiaggia triestina detta El Pedocìn ultima in Europa a conservare un muro divisorio tra uomini e donne. E dunque ci si aspettava tutta una cosa e una lagna genere signora mia ancora si conculcano i diritti da spiaggia, ancora le donne son separate e oppresse, ancora in un lembo d’Italia sopravvive l’oscurantismo medievale che poi ci lamentiamo dell’Isis e invece l’Isis ce l’abbiamo in casa. Invece no, per fortuna. La gente che al Pedocìn va è contentissima, anzi è orgogliosa di quel muro (“sa, semo autroungarici, ci teniamo al decoro”, commenta al riguardo una signora spiaggiante), ci convive allegramente, tant’è che quando il comune, proprietaria di quella striscia non di sabbia ma di ciottoli, si provò ad abbatterlo, ci fu una sollevazione popolare. Per raccontarcelo Anastopoulos e Del Degan adottano i linguaggi e i modi del documentario di ultima generazione, no interviste, no faccioni parlanti, niente didascalie, niente voce fuori campo, solo immagini e immagini e parole colte dal vivo, con poi un lavoro immane di montaggio per cavar fuori una struttura, un’architettura, una narrazione.
Il progetto è quello di riprendere le due metà della spiaggia, la maschile e la femminile, durante un’intera stagione balneare, da apertura a chiusura. Nel corso dei mesi di esposizione al sole e balneazioni facciamo la conoscenza di un bel po’ di signore e signori, alcuni dei quali balzano fuori come veri personaggi cui si finisce con l’affezionarsi.
Sono gli anziani i padroni del Pedocìn, loro a intrattenerci e divertirci con le arguzie, le facezie, le burle, le bevute, le canzoni popolari triestine, il cicaleccio in quella loro meravigliosa e fluida lingua di ceppo veneziano, le partite a carte, i commenti sulla gente e sul mondo. Ecco, vien fuori la triestinità, che è un categoria dello spirito e dell’anima, un’appartenenza, una senso di orgogliosa alterità rispetto al resto d’Italia. Un’identità cangiante e transumante da una patria all’altra.

Luigi Locatelli, Sentieri Selvaggi

Gli orari:

mercoledì 1 febbraio ore 21:30

giovedì 2 febbraio ore 21:30

Il trailer:

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà
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