Il padre d’Italia, un film di Fabio Mollo

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Il padre d’Italia racconta la storia di Paolo, trentenne che conduce una vita solitaria, quasi a volersi nascondere dal mondo. Il suo passato è segnato da un dolore che non riesce a superare. Una notte, per puro caso, incontra Mia, una prorompente e problematica coetanea al sesto mese di gravidanza, che mette la sua vita sottosopra. Spinto dalla volontà di riaccompagnarla a casa, Paolo comincia un viaggio al suo fianco che porterà entrambi ad attraversare l’Italia e a coprire il loro irrefrenabile desiderio di vivere.

Fare la regia di un film può essere uno dei lavori più difficili al mondo, soprattutto se il regista investe tutto il suo spirito artistico per dare forma e sostanza alle immagini che gli frullano nella testa. Passano mesi, se non anni, per vedere il lavoro finito dopo essere scesi a compromessi creativi con i produttori, logistici con la troupe ed emotivi con il cast. Vietato demoralizzarsi. A volte arrivare anche soltanto a una versione finale che abbia coerenza estetica e narrativa è un miracolo, ma “ogni miracolo per definizione è contro natura” come si dice nel film. E infatti, se Il padre d’Italia è un’emozionante abbraccio per il pubblico, il merito è tutto di Fabio Mollo.

Per arrivare a un tale risultato il regista sa come manipolare, nel senso buono del termine, le immagini in funzione della sceneggiatura. Il film ha uno stile di regia educato e per niente anonimo che sta un passo indietro rispetto alla storia che racconta. Mollo punta con discrezione lo sguardo verso le due vite, un ragazzo gay con un’indole solitaria e una ragazza sbandata in avanzato stato di gravidanza. Lui è perso, non sa come smaltire il dolore di una storia d’amore finita, lei è preda della sua stessa esuberanza e non sa come smaltire la responsabilità che porta in grembo. I due si incontrano e iniziano a viaggiare verso il sud Italia, spogliandosi lentamente delle proprie sovrastrutture esistenziali.

Complici nel rendere tangibili disagi ed emozioni dei rispettivi personaggi, Luca Marinelli e Isabella Ragonese sarebbero da rintracciare per potergli dire grazie personalmente. Non è facile per lo spettatore immedesimarsi nei loro Paolo e Mia, ma la profondità spirituale delle interpretazioni che ne fanno è così credibile che può arrivare al cuore di chiunque si sia sentito perso almeno una volta e, come nel film, abbia saputo incontrare e riconoscere il valore di un affetto. Senza retorica, Il padre d’Italia ricorda infine quanto, con i suoi alti e bassi, la vita possa essere sorprendente.

 Antonio Bracco, Comingsoon.it

 

Gli orari:

venerdì 21 aprile ore 21:30

sabato 22 aprile ore 20:30 – 22:30

domenica 23 aprile ore 16:30 – 18:30 – 20:30 – 22:30

lunedì 24 aprile ore 20:30 – 22:30

 

Il trailer:

 

 

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