Frantz, un film di François Ozon

frantz

 

<< Il bianco e nero è il colore della verità e del realismo, soprattutto per quel periodo storico: per noi la memoria è in bianco e nero, le immagini d’archivio sono in bianco e nero, come se la Prima Guerra Mondiale si fosse svolta in bianco e nero. Ho inserito però questi accenni di colore come un’iniezione di sangue nelle vene, per indicare la vita che riprende dopo un lutto; volevo però che tutto questo avesse un effetto sensoriale e non dogmatico. >>. 

In Frantz, François Ozon prende ispirazione da un film del 1932 di Ernst Lubitsch, “Broken Lullaby”, per rimettere in scena, con occhio nuovo, molte ossessioni tipiche del suo cinema. La scelta di raccontare la storia dalla parte degli sconfitti, e quindi di girare il film in una lingua non sua, spinge sin dall’inizio verso una forma di straniamento che informa e definisce i personaggi. Il tormentato giovane francese viene rifiutato e poi accettato in un avvicinamento che è linguistico prima ancora che sentimentale. Gli sforzi comunicativi sfumano le tensioni e il racconto di un passato condiviso con il defunto Frantz, vero o falso che sia, sa riavvicinare gli opposti. Specularmente, quando è Anna a volere lasciare la Germania per provare a ritrovare a Parigi l’amico che ha smesso di scriverle, sarà lei a trovarsi trapiantata in un contesto nuovo, lost in translation, ma capace grazie alla sua conoscenza della lingua, di farsi strada nel mondo. Ozon costruisce un film stratificato, che spazia dal calore sentimentale del mélo – per quanto raffreddato nei toni e nei modi – alla riflessione sulla necessità di costruire dei ponti sui baratri – emotivi, linguistici, storici – che altrimenti potrebbero inghiottirci. Il risultato è un’opera elegante, non priva di qualche eccesso di calligrafismo, che sfuma il gusto estetizzante dell’autore con alcune trovate di messa in scena, che letteralmente scolora e riaccende lo schermo seguendo le onde emotive dei protagonisti e degli occhi umidi della bellissima Paula Beer. Un film ondivago ma dal profondo e niente affatto scontato animo umanista.

Film presentato in anteprima alla 73esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Toronto International Film Festival. Candidato al Leone d’Oro. Premio Marcello Mastroianni a Paula Beer. 

Gli orari:

Venerdì 14 ottobre ore 21:30
Sabato 15 ottobre ore 20:15 – 22:30
Domenica 16 ottobre ore 15:45 – 18:00 – 20:15 – 22:30
Martedì 18 ottobre ore 21:30

Il trailer:

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà

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