Elle, un film di Paul Verhoeven

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Elle è la storia di Michèle, una di quelle donne che niente sembra poter turbare. A capo di una grande società di videogiochi, gestisce gli affari come le sue relazioni sentimentali: con il pugno di ferro. Ma la sua vita cambia improvvisamente quando viene aggredita in casa da un misterioso sconosciuto. Imperturbabile, Michèle cerca di rintracciarlo. Una volta trovato, tra loro si stabilisce uno strano gioco. Un gioco che potrebbe sfuggire loro di mano da un momento all’altro.

In superficie, un thriller con momenti da commedia pura, che emoziona e diverte. Sotto, una disamina scanzonata delle piccole e grandi perversioni umane, e l’affermazione di una libertà totale – dagli altri, da sé, dal proprio passato – che passa per la verità e il superamento dei sentimenti di colpa e di vergogna che sono connaturati nella natura umana e nella morale cattolica. Ecco che allora una storia come quella di Elle non poteva che essere ambientata nella laicissima Francia, e con alla regia un regista provocatorio e anarchico come Paul Verhoeven, che la bandiera della laicità francese la prende un giro, mostrandone le ipocrisie e portandola a nuova vita. Erano dieci anni – se si esclude la parentesi di Steekspel, mediometraggio “collettivo” e ludico – che il regista olandese era lontano dal cinema, e non poteva tornare più alla grande, girando un film che riassume tanto del suo lavoro precedente (c’è tanto Basic Instinct, in Elle, ma anche le forbici del Quarto Uomo, tanto per citare due cose evidenti) e che espande il vasto terreno delle sue esplorazioni. Ad aiutarlo, una sontuosa Isabelle Huppert, che interpreta un personaggio quintessenziale, estremizzazione di tutte i tic e delle idiosincrasie che l’attrice francese porta abitualmente al cinema ma desacralizzata e resa lievissima dall’ironia e dal sarcasmo del copione e della sua recitazione. Quello della Huppert, che è Michèle, la “elle” del titolo, non è solo il personaggio protagonista della storia, ma è quello che giganteggia su tutti gli altri per energia e per perversione, nonostante tutte le tante altre, sottili ma evidenti, che sono state date in dote a ogni altra figura della storia. Michèle è diventata una donna ricca e di successo, gestisce una software house di videogiochi, e reagisce allo stupro che apre il film nella maniera più imprevedibile possibile: ignorandolo, andando avanti come niente fosse, ma al tempo stesso, con la duplicità e l’ambiguità che ammanta tutto il film, cercando di scoprire chi sia che ha violato il suo corpo e la sua casa, e che sembra non volerla lasciare in pace. Michèle, d’altronde, non ha mica il physique du rôle della vittima. È una donna forte e indipendente, senza peli sulla lingua, che non risparmia nessuno. Sommatoria esplosiva di spietata sincerità e segreti ingombranti, sempre a cavallo tra luci e ombre, il personaggio della Huppert, con il suo avanzare senza timori e la dirompenza degli eventi di cui è vittima, diventa per Verhoeven il piede di porco che scardina le convezioni sociali e del cinema, quelle dell’’ipocrisia borghese. E, con la sua conquista di una libertà sempre più assoluta – nel sesso, nella famiglia, nelle amicizie, ma meno egoista e irrispettosa di quella che aveva all’inizio – mostra al suo pubblico la strada da seguire, senza però fare predicatorio. Dark, divertente, scomodo, ironico, appassionante e teso, Elle è il cinema di cui oggi abbiamo più bisogno. Libero, anche lui, in maniera totale e totalizzante, di sovvertire i generi, abbattere le barriere (anche sessuali) e sconvolgere le pigre convinzioni e le fragili certezze del pubblico, fornendo anche un’intelligente prospettiva costruttiva. Cinema anarchico e provocatorio, come i suoi personaggi, come il suo regista. Senza vergogna e sensi di colpa.

Federico Gironi, Comingsoon.it

 

Gli orari:

venerdì 5 maggio ore 21:30

sabato 6  maggio ore 20:00 – 22:30

domenica 7 maggio ore 15:30 – 17:45 – 20:00 – 22:30

martedì 9 maggio ore 10:00 (cinemamme)

martedì 9 maggio ore 21:30

 

Il trailer:

 

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