Bando servizio civile nazionale per Cineclub Agorà

Siamo lieti di comunicare che anche quest’anno ,il Cineclub Agorà , metterà a disposizione 4 posti per il progetto del servizio civile nazionale “Lo schermo oltre il buio” .

Il bando scadrà il 26/06/17.

Per qualsiasi informazione consultare il sito:  http://scn.arciserviziocivile.it/ 
dove troverete la documentazione necessaria per compilare la domanda di iscrizione.

Vi aspettiamo numerosi

Saluti e buone vacanze.

S is for Stanley, un film di Alex Infascelli

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E’ la storia di Emilio D’Alessandro, autista personale di Stanley Kubrick. Un’amicizia che ha attraversato trent’anni di vita, costruito meticolosamente quattro capolavori della storia del cinema e unito due persone, apparentemente opposte che hanno trovato lontano da casa il proprio compagno di viaggio ideale…

“Ora lei rimane su e non scende per nessun motivo. Per oggi ha finito di lavorare”. Con queste parole decise Emilio D’Alessandro, autista personale e ormai da tempo qualcosa di più di Stanley Kubrick, apostrofa quest’ultimo rimproverandolo per aver spinto all’estremo il suo fisico, nel corso della preparazione di Eyes Wide Shut. È un momento che ben sintetizza il rapporto sempre più stretto fra due personaggi che più lontani non si potrebbe, la cui grande storia d’amicizia è raccontata da Alex Infascelli nel documentario S if for Stanley, presentato al Festival di Roma e ora in sala in una versione più lunga di 15 minuti. Negli anni ’90 ormai Emilio D’Alessandro è diventato il fratello maggiore responsabile che mette in riga il genio sempre più fanciullo, salvo poi cedere quando quest’ultimo lo vuole vicino a sé, sfruttando la capacità di seduzione dell’uomo generoso dietro al regista perfezionista. Rinchiuso nel suo mondo di affetti e serenità, non recluso come sciattamente raccontato da molti per anni, Stanley Kubrick divideva la sua vita in due: al piano di sopra la vita privata, gli affetti, l’amore per gli animali, la moglie Christiane e le figlie presto andate via di casa con suo grande dispiacere; sotto il lavoro, l’infaticabile ricerca di storie appassionanti del lettore vorace, e la scelta di attori da spremere al massimo per ottenerne il meglio. In mezzo, sospeso fra i due mondi, per trent’anni, si è mosso Emilio D’Alessandro, emigrato negli anni ’60 da Cassino a Londra e tornato in tarda età, dopo la morte di Kubrick nel 1997, nella campagna laziale. Un rapporto nato casualmente, con un fallo gigante da portare sul set di Arancia meccanica, una notte di neve e ghiaccio e un asso della guida in grado di portare a termine il compito, pilota da corsa diventato autista per arrotondare. Facile immaginare come Kubrick abbia visto in lui l’efficienza di un uomo semplice, emblematica del bisogno di rapporti veri di un artista da tutti ritenuto un genio che abbandonò presto la sua New York, per allontanarsi ancor di più da Hollywood, da quello che rappresentava, dalle sue luci abbaglianti ed effimere. Una villa nella campagna inglese, circondato dalla natura – che portava in dote un confortante disinteresse per le vicende terrene – era il luogo ideale per avvicinare il regista al grande lavoratore a cui non interessava più di tanto cosa facesse il suo capo. Solo dopo essere tornato, una prima volta, in Italia, Emilio D’Alessandro ha visto i suoi film: il preferito, con grande scorno di Kubrick, è proprio il più spurio di tutti, Spartacus. Sono tanti gli aneddoti divertenti e toccanti che Infascelli racconta attraverso il protagonista, ma il suo disprezzo per Jack Nicholson, e la sua abitudine di tirare su con il naso una polverina bianca, racconta alla perfezione questo Candido rappresentate dell’emigrazione italiana. Solo nell’ultimo film, Eyes Wide Shut, irromperà letteralmente in scena – come giornalaio in una scena accanto a Tom Cruise – diventando indispensabile davanti oltre che dietro la macchina da presa, testamento dell’amicizia che ha legato Kubrick al suo fido collaboratore. S if for Stanley è un documentario dal ritmo crescente, che entra nella vita quotidiana di un maestro all’opera, passando dall’ingresso di servizio, illuminando una figura troppo spesso tacciata di freddezza. Sfidiamo gli amanti del cinema di Kubrick a non commuoversi quando i due prenderanno per la prima volta due uscite diverse, salutandosi senza troppe parole, con un abbraccio, prendendo atto di essere diventati indispensabili uno all’altro. Solo un “fuck this” mormorato fra le lacrime da Kubrick, che ci ricorda il beffardo “fuck” messo in bocca a Nicole Kidman alla fine di Eyes Wide Shut: congedo dissacrante di un autore fin troppo sacralizzato, troppo sacralizzato.

ComingSoon.it

 

Gli Orari:

Mercoledì 3 Maggio ore 21:30

Giovedì 4 Maggio ore 21:30

Il Trailer:

 

My name is Adil, un film di Adil Azzab. In collaborazione con RES Valdera

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Storia vera di Adil, un bambino cresciuto nella campagna marocchina che a 13 anni raggiunge il padre emigrato in Italia. Adil si confronta con la durezza dell’esperienza migratoria, ma anche con esperienze che cambieranno per sempre la sua vita. Girato tra la campagna marocchina e Milano, realizzato con attori non professionisti, il film tratta i temi della migrazione e dell’identità culturale a partire da una prospettiva nuova: quella  dei bambini e dei ragazzi…

La realizzazione del film, a budget zero e prodotto in modo indipendente, è una storia nella storia: Adil Azzab, immigrato dal Marocco quando aveva 13 anni, e Magda Rezene, nata in Italia da genitori eritrei, si incontrano in un Centro di Aggregazione Giovanile milanese, prima come utenti e poi come volontari. Nel 2011 i due giovani vengono coinvolti come accompagnatori in un campus di formazione rivolto ad adolescenti in condizioni di svantaggio, l’obiettivo del corso è di fornire conoscenze multimediali e valorizzare la propria storia tramite la fotografia e il videomaking. Adil e Magda scoprono così la passione per il cinema e la fotografia. La sera, Adil racconta come è arrivato in Italia: il suo modo di narrare, diretto e vissuto, colpisce Andrea Pellizzer, professionista della comunicazione in veste di formatore del campus. Nasce così l’idea di realizzare un lungometraggio sulle difficoltà dell’emigrazione dalla prospettiva di un ragazzino. Adil e Magda partono per il Marocco: è la prima volta che il giovane torna nella sua terra d’origine dopo tanto tempo. Sulla base del montaggio di quel primo girato, parte un crowdfunding: con i fondi raccolti, l’associazione Imagine Factory, fondata per proseguire il lavoro con gli adolescenti attraverso gli strumenti della multimedialità, mette insieme una crew e il film si fa, con l’aggiunta di Andrea Pellizzer alla regia. Quella di “My name is Adil”, e del progetto che ha permesso di realizzarlo, è una storia unica ed esemplare insieme, che ci parla della capacità di credere nei propri sogni, del significato dell’accoglienza e delle possibilità generative dell’incontro con gli altri.

 

Lifegate.it

Gli Orari:

Mercoledì 26 aprile ore 21:30

Il Trailer:

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà
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Moonlight, un film di Barry Jenkins

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Vincitore del Golden Globe 2017 per il Miglior film drammatico, applaudito dalla critica di tutto il mondo, Moonlight racconta l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta di Chiron, un ragazzo di colore cresciuto nei sobborghi difficili di Miami, che cerca faticosamente di trovare il suo posto del mondo. Un film intimo e poetico sull’identità, la famiglia, l’amicizia e l’amore, animato dall’interpretazione corale di un meraviglioso cast di attori.

Se si può parlare di un cinema black, Moonlight è cinema black: ispirato e realizzato da autori di colore – Barry Jenkins ha basato il suo film sul dramma teatrale In the Moonlight Black Boys Look Blue di Tarell McCraney – e interpretato da alcuni tra i più talentuosi interpreti black sulla scena attuale, dal carismatico Mahershala Ali a una trasfigurata Naomie Harris, dalla versatile Janelle Monae fino a quella forza della natura che è il giovanissimo Ashton Sanders. Naturalmente con questo non vogliamo dire che Moonlight parli solo di (e a) un popolo, una cultura, un contesto sociale; parla a tutti e sa farlo magnificamente. L’esperienza che racconta, con lirismo e autenticità, è un percorso personale e particolare che tutti abbiamo gli strumenti e i sentimenti per comprendere. Siamo tutti umani sotto la luna. Barry Jenkins dimostra una straordinaria sintonia con il materiale di partenza, il dramma di McCraney, e ne conserva le ambientazioni e la struttura in tre atti. così incontriamo Chiron in tre fasi della sua vita e in tre incarnazioni diverse. Ma dell’origine teatrale Moonlight conserva anche e soprattutto la cifra stilistica più specifica e rilevante, il rapporto profondo con presenza, la psiche e il corpo del protagonista, che riesce a evocare miracolosamente attraverso una messa in scena di sconcertante naturalezza e un’attenzione maniacale ai dettagli nelle performance. Ai tre Chiron, ma anche ai loro comprimari, viene chiesto di comunicare soprattutto con sguardi, silenzi, gesti e fisicità, e il risultato è questa intimità miracolosa che non ci abbandona per tutto il film e ci permette di condividere ogni sfumatura della sofferenza, della rabbia, della frustrazione e dello struggimento sensuale del protagonista. Così, per quanto distante possiamo credere che sia la nostra esperienza personale da quella di Chiron, Moonlight ci permette di abbracciare il suo percorso in maniera totalizzante, trovando la strada verso le nostre sofferenze e i nostri balsami; e qui sta il più importante dei i suoi trionfi: saper raccontare un outsider, una vita “diversa” e ai margini, dimostrandoci che siamo uguali a lui, che in fondo la strada per la conquista dell’identità ci accomuna tutti e le differenze non sono che dettagli insignificanti, ingigantiti dalla paura e dall’ignoranza.

Movieplayer.it

Gli Orari:

Venerdì 31 marzo ore 21:30

Sabato  1 aprile ore 20:15 – 22:30

Domenica 2 aprile ore 15:45 – 18:00 – 20:15 – 22:30

Martedì 4 aprile ore 10:00 – cinemamme

Martedì 4 aprile ore 21:30

 

Il Trailer:

Buone visioni al Circolo Cinematografico Agorà
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